Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <182>
immagine non disponibile

182 John F. V. Riva
queste sue sventure con straordinario equilibrio. Il destino vuole così, e contro di esso vittima umana non vi può andare, scriveva al patrigno il 18 aprile 1869. Il patrigno gli aveva chiesto di usare la sua influenza per esen­tare il fratello Giovanni dal servizio militare perché aveva bisogno del suo aiuto a casa; Luigi andò dal generale Govone e dal generale Como, entrambi di Alba, scrisse al Ministro della Guerra ed ebbe un colloquio con il Mini­stro della Pubblica Istruzione, l'on. Michele (Doppino, anche di Alba, ma invano. Aveva fatto tutto il possibile, informava il patrigno, aggiungendo che non voleva poi che certuni gli dessero dell'ingrato o che credessero che sia un altro Attila perché un po' d'amor proprio l'ebbi e l'avrò sempre.
Luigi Isidoro colse anche questa occasione per rammentare al patrigno che, negandogli nel 1866 l'aiuto richiesto per soddisfare ai suoi debiti, si era sbagliato nel credere che io volessi prendervi a gabbo, mangiarvi i denari, e ridervi poi alle spalle: la mia onoratezza, il mio decoro non mi permettono di ciò fare e mai lo farei. Verso lo zio Valentino invece fu più brutale: quando nell'aprile 1872 questo fece orecchio sordo alla sua richiesta di liberargli le stanze ereditate dal nonno Valentino ad Agordo in vista del suo ritomo in patria, Luigi ricorse alla diffida formale. L'istinto di mia natura non permette d'indietreggiare quando una parola è sortita dal mio petto, scrisse al patrigno il 12 aprile 1872, notificandogli la sua decisione.
Nella sventura Luigi Isidoro ebbe un difensore ad oltranza nella mo­glie Margherita. Amava la famiglia più di se stesso e gli obblighi di marito e padre affettuoso disimpegnava con indifeso zelo e premura, scriveva al Ministro dell'Interno nell'agosto 1878, aggiungendo che il marito aveva sempre goduto della fiducia più illimitata dei suoi superiori, non era mai stato censurato, ed al suo processo era stato dipinto come un uomo onesto e leale; se aveva trasceso e commesso un reato, l'aveva fatto sola­mente per venire incontro alle enormi spese causate dalle malattie della famiglia.3) Tutte queste spese sarebbero impensabili al giorno d'oggi con tutti gli antibiotici disponibili. La tubercolosi non è più il flagello di un secolo fa. Luigi Isidoro fu vittima del fato e del suo tempo.
Il dott Germano Bevilacqua di Milano, studioso dei Mille, in un arti­colo a sapore sensazionalista apparso nel Gazzettino di Belluno il 2 luglio 1988 sotto la testata Garibaldino di Gosaldo condannato nel 1878 a 4 anni di carcere, ha sviluppato la tesi che nel 1865, Riva, come molti dei Mille, ebbe la sua brava pensione di... mille lire annue. Non si accontentò e riuscì anche a trovare un lavoro come fattorino alla Banca nazionale di Belluno. Ma il denaro gli era sempre piaciuto in modo particolare, e cominciò ad
*> Dal ricorso di Riva Margherita al Ministro dell'Interno, agosto 1878, Protocollo n. 7358-856/1492.