Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Umbria. Storia. Secoli XIX-XX
anno <1998>   pagina <190>
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non deve indurre a pensare, però, che essa fosse un'emanazione della Massoneria umbra, né che la sua autonomia fosse in qualche modo limitata da ingerenze della Libera Muratoria. Il Grande Oriente dltalià vide senza alcun dubbio molto di buon occhio la nascita nel capoluogo umbro di una società pacifica come si usava dire in quegli anni la quale rispondeva a pieno agli ideali di fratellanza universale propugnati dall'ordine massonico e per questa ragione ne favorì la crescita e l'attività, probabilmente pure con piccoli finanziamenti. Ma non esercitò mai pressioni sul gruppo dirigente della Società e non ne condizionò mai le decisioni.
Tra i soci e i dirigenti della società pacifista perugina erano abbastanza numerosi anche gli ex garibaldini, primo fra tutti il presidente Tiberi, il quale è stato definito giustamente l'ultimo esponente, nella Perugia postu-nitaria, del clima ideale e culturale risorgimentale.20) Tale circostanza non mancò di far sentire molto presto i suoi effetti. Sin dai primi anni del nuovo secolo, infatti, il pacifismo della Società andò configurandosi in maniera sempre più chiara come pacifismo patriottico , giusta la felice espressione adoperata dalla studiosa americana Sandi E. Cooper per definire il movimento pacifista ufficiale europeo di quel tempo.21) A questo pro­posito, lo stesso Tiberi, in un'intervista concessa nelle ultime settimane del 1909 al quotidiano romano II Messaggero', all'intervistatore che gli domanda­va come potesse egli porre d'accordo il suo garibaldinismo con [i] senti­menti di pace, rispose risoluto:
Voi vi meravigliate che io possa conciliare il mio patriottismo di garibaldino con [i] sentimenti di umanità e di pace? Ma pure non ignorate certamente che Garibaldi fu uno dei principali fondatori della Lega per la pace e che nessuno ebbe tanto in orrore la guerra quanto il nostro duce nizzardo. Non dovete poi credere che il nostro umanitarismo spenga o ammorzi negli animi nostri l'amore della patria, in difesa della quale noi siamo sempre pronti a combattere secondo le nostre forze. Ma ciò non toglie che noi vogliamo e dobbiamo tentare per raggiungere il completamento della nostra nazionalità i mezzi più convenienti e razionali e forse di più certa riuscita [...].
Solo siate ben persuaso che noi non siamo dimentichi dei nostri fratelli che vivono oppressi e i nostri cuori battono e fremono allorché ci giungono notizie di vessazioni e persecuzioni patite dai nostri connazionali22)
*B F. BRACCO - E. iRACE, La cultura in A. GROHMANN, Perugia, Roma-Bari, Laterza, 1990, p. 330. Frequentissimo fu, sino alla prima guerra mondiale, il richiamo da parte della sinistra radicale e repubblicana italiana agli ideali risorgimentali, sìa pure secondo l'interpre­tazione democratica e antimoderata che di quegli ideali avevano dato a suo tempo soprat­tutto Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari (F. DELLA FERUTA, IImito del Risorgimento e l'estrema sinistra dall'Unità al 1914, in // Risorgimento, 1995, 1-2, pp. 37-60).
20 S. E. COOPER, Patriota Padftsm cit. Tale categoria è stata fatta propria anche da V. GROSSI, he pacifismi europien ex.
*Q II Messaggero (Roma), 2 dicembre 1909, p. 1,7/ congresso della pace a Roma (Intervista col prof. "Leopoldo Tiberi).