Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Umbria. Storia. Secoli XIX-XX
anno
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1998
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202 Lucio D'Angelo
le nostre Società si astengono d'intervenire, mentre confermano la loro fede antica e provata nel loro ideale umanitario.48)
Proprio il contegno molto cauto tenuto da Tiberi e dalla Società per la pace e l'arbitrato internazionale di Perugia nel corso di tutta la guerra di Libia offrì la possibilità al presidente della società pacifista perugina, nella sua veste di segretario della Federazione delle società italiane della pace, di cui era presidente, sia pure dimissionario, Moneta, di tentare di riportare l'armonia all'interno del movimento italiano per la pace.49) A tale proposito, verso la metà di gennaio del 1913, a tre mesi dalla firma del trattato di pace di Ouchy, che aveva posto fine alla guerra italo-turca, egli invitò Giretti e Moneta a mettere da parte i contrasti e ad adoperarsi perché i due tronconi nei quali si era spaccato il pacifismo democratico italiano si ricongiungessero in nome dei comuni ideali pacifisti La disponibilità subito mostrata sia da Giretti sia da Moneta indusse Tiberi a insistere nel proprio tentativo, tant'è vero che il 6 febbraio 1913 scriveva fiducioso a De Gubematis:
Ella avrà avuto notìzia, che io vado tastando il terreno, per tentare di ristabilire l'unità della famiglia dei pacifisti italiani, disgraziatamente scissi, dopo la guerra di Libia e il Congresso di Ginevra. L'idea di rimettere in pace i pacifisti trova buona accoglienza, e non dispero di raggiungere lo scopo, che è quello di formare un Comitato di Conciliamone. Bisogna peraltro, che da una parte e dall'altra si porti del buon volere, e che si ceda e si conceda qualche cosa, per incontrarci In fine, si tratta di affermare l'ideale umanitario, senza rinnegare l'ideale di patria, ed affermare questo, senza rinnegare quello. Questi due sentimenti non sono incompatibili tra loro, ed hanno ambedue la loro ragione di esistenza e di coesistenza.
Gli italiani pacifisti, che convennero al Congresso di Ginevra dichiarano che la verità dei fatti venne alterala dai giornali nazionalisti. Ventidue di loro affermano, che, in quel Congresso, non è vero, che siensi profferite ingiurie e contumelie contro l'Italia, e molto meno, che essi si sieno uniti agli Stranieri per ingiuriare l'Italia. Essi si lamentano di essere stati fatto segno all'odio nazionale, per delitto di lesa patria, mentre affermano che amano la patria non meno di noi. Io non posso negar fede alle affermazioni che mi hanno fatto per iscrìtto uomini, come il Ghisle-ri [Arcangelo], il Giretti [Edoardo], il Prestini [Vittore], il Dolara [Arturo], ed altri. Onde dobbiamo allietarci, che non vi sieno stati degl'italiani, che si sieno resi indegni di questo nome. È perciò nostro dovere di ridonare loro la nostra stima,
4Q Lettera inviata 2 17 settembre 1912 da Leopoldo Tiberi al presidente del comitato organizzatore del XIX Congresso universale della pace di Ginevra, pubblicata in La Vita Internationale (Milano), 5 ottobre 1912, p. 519, Prima e dopo il Congresso. L'astensione delle Società per la Pace dell'Umbria.
49) Sullo sfortunato tentativo di Tiberi di ricucire lo strappo prodottosi nel movimento pacifista democratico italiano si veda L, D'ANGELO, Pace, liberismo e democrazia cit, pp. 140-141.