Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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pagina
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208
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208 Mario di Napoli
Egli ironizza su questa fortuna accademica che ha fatto del molisano un classico della politica ed al tempo stesso denuncia il suo ruolo di precursore di tutte le teorie più gradite alla storiografia essenzialmente conservatrice. Segue una demolizione vera e propria del Saggio storico per le sue contraddizioni continue e per la finta ignoranza delle condizioni e del contesto (ivi incluso il rimprovero al Cuoco di aver lasciato morire al suo posto la correa Sanfelice), sicché non ne restano che alcune banali osservazioni del senno di poi, e la continua, insistente accusa dei regimi rivoluzionari, come sovvertitori e distruttori, senza possibilità di luce e di salvezza, che non fosse il ritomo all'antico, il culto dell'antico ora glorificato, anche se soltanto immaginato, come i cosiddetti parlamenti del Reame davanti a cui il Cuoco si esalta ora ignorato e sottaciuto, come tutto il vasto e complesso movimento riformatore che occupa un intero secolo della politica napoletana.
La polemica anticuochiana, anticipata in questa recensione, è ripresa con le stesse parole e vieppiù amplificata ed argomentata proprio nelle pagine con cui si apre il volume sui gruppi e partiti politici nella storia d'Italia.10) A suo giudizio, la critica di Cuoco all'astrattismo dei dottrinari, che tanto è piaciuta al Croce e alla sua scuola, chiude gli occhi sulle cause vere del disastro che erano nella mancanza di forze armate e disciplinate, coi quali i governi rivoluzionari si potessero difendere e tenere a freno i lazzari e moschettare i cafoni, senza contare che finisce per fare l'apologia indiretta del borbonismo. Anche rimprovera al Cuoco di aver minimizzato le aspirazioni all'uguaglianza, rifugiandosi dietro allo schermo della libertà giuridica; gesto che rimase a testimoniare della più ignobile truffa perpetrata dalla borghesia dell'Ottocento. Perticone conclude amaramente: E naturale che se i patrioti si fanno scrittori per attaccare e denigrare i programmi d'azione e i loro compagni di fede, la coscienza politica e la spinta rivoluzionaria delle masse non può esseme che oscurata e mortificata.
E evidente, non senza una suggestione del mito del tradimento degli intellettuali, la polemica anti-idealistica, con Croce e con Gentile, dai cui giudizi Perticone tende quasi sempre a distaccarsi esplicitando il suo dissenso. Più dialettico è il suo rapporto con Croce ed è anzi stato detto che egli abbia assimilato dal filosofo più di quanto non abbia mai ammesso. L'impostazione del problema storico delle classi dirigenti in termini di responsabilità e coscienza del loro ruolo non sembra poter prescindere
n G. PERTICONE, Gruppi e partiti politici nella vita pubblica italiana, Milano, Guanda, 1946, pp. 15 sgg. Si tratta di una rielaborazione del già citato saggio Vicende di partiti mi parlamento e nel paese (v. nota 6).