Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storiografia. Secolo XX
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1998
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210 Mario di Napoli
ticamente avallato.16) L'altra sua importante contestazione al Croce, comune peraltro a molti storici idealisti da De Ruggiero a Chabod, riguarda il problema del giudizio storico, di cui si contesta il camuffamento in giudizio logico, e della pretesa avalutatività storicistica, di cui si denuncia il pericolo del giustificazionismo, dopo che i concetti dì giusto ed ingiusto si sono ridotti a valori empirici.17) Perticone rivendica, invece, la legittimità del giudizio storico, come rapporto fra conoscenza e valutazione, fra giudizio esistenziale e giudizio di valore.
Dunque, con il Cuoco a bersaglio, ma con il Croce in tralice, Perticone aveva inteso attaccare quella sorta di storicismo in cui, con la profondità del senno di poi, un sostanziale conservatorismo si appropriava trionfalmente di tutti gli elementi di insuccesso insiti nelle dure e sanguinose prove della fine del secolo XVIII.18) Tale critica egli estende alla cautelosa saggezza che il moto quarantottesco ha maturato nelle classi dirigenti.
Consapevole della necessità di una rivoluzione duplice, sia politica sia sociale, gli appare invece Mazzini, per cui la libertà senza l'uguaglianza è priva di senso.19) E perciò a lui che attribuisce il merito non solo di aver reagito potentemente a quell'ondata di pessimismo post-quarantottesco, ma anche di avere avvertito con acutezza e segnalato con veemenza la grande portata del problema. Tuttavia, anche in Mazzini la considerazione sociale non ha il sopravvento sulla preoccupazione politica o genericamente etica e viene in fondo giudicata opaca dal Perticone, a causa del suo inserirsi, sia pure come aspetto e lato insopprimibile, in una completa visione della vita pubblica, in cui finirebbe per diluirsi.
Assai severo è, invece, il giudizio sul Cavour. Pur ritenendo doveroso considerarlo soprattutto come uomo di governo e sottolineando il suo realismo come F aderenza la più ìntima possibile di enunciazioni programmatiche alle situazioni storiche, sia pure, in parte, determinate dalla sua stessa azione politica, egli gli appare come l'uomo del juste milieu, salvo certi ardimenti di politica finanziaria, ed in questo senso il rappresentante più tipico della coscienza politica italiana, fino all'unificazione con Roma capitale, ed oltre.20)
Della conclusione del processo risorgimentale, il Perticone può così dire che punto fermo non controverso è l'assenza delle masse, l'incapacità di quell'autogoverno, che i teorici non si stancano di proporre
>> G. PERTICONE, Croce uno e due cit, pp. 222-223.
F. CHABOD, Croce storico, in Rivista storica italiana, 1952, pp. 527-529.
> G. PERTICONE, Scritti di storia e politica cit, p. 28.
m Ipi, p. 29.
m ivi, p. 30.