Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Risorgimento. Storiografia. Secolo XX
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1998
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212
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212 Mario di Napoli
Anche Ferrari antepone la conquista della libertà a quella dell'indipendenza pur se confida nella loro specularità, l'una la premessa dell'altra. Il significato del '48 gli appare chiarissimo nel bivio fra riforme e rivoluzione, per cui opta sicuramente. L'assurdità del nostro Risorgimento ha capovolto la sua dialettica della storia, ma gli sopravvive la congiunzione dell'idea federalistica e repubblicana con l'idea rivoluzionaria, la sua aspirazione e la sua lotta per la giustizia, ma soprattutto la volontà di tradurre un movimento di ilites in movimento di masse, di tutta la società italiana.25)
Come il Ferrari, anche il Pisacane aveva la visione intera dei problemi sociali del tempo in cui viveva e del prossimo futuro; anche egli distingueva la rivoluzione del ricco dalla rivoluzione del povero. Comune è il distacco da Mazzini: la via più dritta per mutare i costumi di una stirpe di uomini è quella di riformare il loro stato economico; dopo ciò viene il rimedio dell'educazione.2
Cattaneo, Ferrari, Pisacane rappresentano la premessa di quei movimenti economico-sociali ed in parte anche speculativi che gli storici sogliono riportare ad altre fonti (Marx, Spencer, Sorel).27) In essi si fonde la questione politica (unificare moralmente l'Italia) con la questione sociale (portare le masse alla partecipazione cosciente e al posto di responsabilità e di lotta nella vita pubblica, attraverso azione e rivoluzione dei concetti di nazione e di classe). Lo statista mancato, il pensatore isolato, il martire sacrificato sono visti come fonti della cultura politica italiana, col superamento di posizioni astratte, con la comprensione piena della interdipendenza dei valori e delle forze sociali, con la rivolta, last but not kasL contro ogni costruzione arbitraria, ogni metafisica verbosa, che si industria di portare, col formalismo equivoco, la confusione e il crepuscolo nel campo delle dottrine politiche.
Questa scelta di autori di riferimento ci illumina sull'altro grande limite che Perticone imputa al Risorgimento, oltre alla sottovalutazione della questione sociale, e cioè il prevalere del centralismo unitario rispetto al federalismo.2 A suo giudizio, e sulla scorta della letteratura autonomistica del tempo, in particolare siciliana, il regionalismo avrebbe contribuito meglio a saldare l'unità, incanalando le spinte centrifughe e non lasciandole esasperarsi Studioso del regime parlamentare, proprio nell'accentramento amministrativo Perticone individuava la causa della collusione fra legislati-
25) Ivi, pp. 15-19.
26) Ivi, p, 21.
É Ivi, pp. 25-26.
20 G. PERTICONE, Unitarismo e parlamentarismo in "Vecchi e nuovi termini della questione meridionale. Aiti del JI congresso nasdonale di sciente politiche e sociali svoltosi a Palermo dal S al 7 aprile 1956, Milano, Ghirbe, 1956, pp. 177-183.