Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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Marco Severini
A distanza di oltre un trentennio, gli unici limiti che si possono ascrivere a questo lavoro sono l'aver considerato la Romagna (cui è dedicato l'intero capitolo V) ed Ancona gli unici reali epicentri insurrezionali, sottostimando la portata e la dinamica degli eventi verificatisi in altre zone, ad incominciare dalle altre località marchigiane; e l'incompletezza dell'apparato critico, dal momento che non compaiono nemmeno nella 2a edizione del 1972 né una nota bibliografica né un indice dei nomi, cosicché chi, ad esempio, volesse conoscere il nome del generale Agliardi, protagonista di un episodio clamoroso in Romagna e di cui pure l'autore ricostruisce brevemente la carriera, sarebbe costretto a consultare la stampa dell'epoca.
Sempre nel 1965 usciva il primo volume della lunga biografia mussoli-niana di Renzo De Felice: in esso si analizzava come l'allora direttore del-YAvantil avesse ricoperto durante la settimana rossa un ruolo sostanzialmente subalterno: Mussolini era stato tagliato fuori dalle grandi decisioni del momento, e si era limitato ad un'opera di commento e di animazione tutta intenta a tenere vivo lo spirito rivoluzionario tra le masse, ma ben lontana da forme di coinvolgimento e di responsabilità diretta; tuttavia, secondo De Felice, Mussolini, una volta terminata l'agitazione, era tornato a svolgere un'azione di primo piano, sottolineando il bilancio positivo dei moti che avevano additato un'interessante via alla tanto sospirata unità delle classi proletarie in una prospettiva rivoluzionaria.26) Pertanto il mussolini-smo si presentava nel 1914, per diversi motivi, come punto di riferimento ideale per tutte le masse proletarie, in alternativa al fallimento del riformismo socialista e alle incapacità rivelate dall'intransigentismo rivoluzionario; e poco importa, sosteneva il compianto storico reatino, che il futuro capo del fascismo avesse mantenuto nella circostanza un atteggiamento prudente e non si fosse abbandonato a parole d'ordine irrimediabili, e tantomeno che, negli anni successivi, avesse mutato il suo giudizio sulla settimana rossa.27)
Non mancano, nella seconda metà degli anni Sessanta, lavori fortemente ideologizzati che ignorano completamente i contributi più aggiornali della ricerca: ci riferiamo soprattutto ai Proletari sena rivoluzione di Renzo Del Carria,28) che non cita minimamente lo studio del Lotti (non inserendolo nemmeno nella lunga bibliografia che compare nel 2 volume) ed afferma invece che la a mirabile opera del Santarelli resta per molti aspetti definitiva, dal momento che gli storici borghesi e socialisti hanno trattato
R DE FELICE, op. dt.t pp. 200-220.
f4 pp. 218-219.
R. DEL CARRIA, Proletari strida rivoluzione: storia delle (lassi subalterne italiane dal 1860 al 1950, Milano, Oriente, 1970 (2 cdk), pp. 445-467.