Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1998>   pagina <249>
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La settimana rossa: un bilancio storiografico 249
lacune programmatiche, l'unico sommovimento dei pionieri del Risorgi­mento proletario, e insieme l'ultimo grande sussulto dell'idea-forza dell'an­tica Internazionale di Marx, Bakunin e Mazzini;51) una rivolta dunque in cui il peso degli anarchici sarebbe di gran lunga superiore alla loro consi­stenza politica ed organizzativa.
È lecito a questo punto domandarsi quale effettiva utilità possa avere una pubblicazione del genere, esile nella struttura come nella sostanza, ed animata da finalità che nulla hanno a che fare con la ricerca scienti fica: tra gli scopi dichiarati del Fuschini c'è anche quello di cogliere la lezione e l'insegnamento che dai giorni rossi del 1914 possa venire per l'impegno attuale della sinistra.
Di tutt'altro spessore è il lavoro della Martini,
L'autrice parte dalla singolarità del caso romagnolo, foriero di molte­plici spunti di riflessione per l'imprevedibilità delle conseguenze apportate dalla compatta partecipazione rurale al moto, a differenza di quanto av­venne con l'eccezione, debitamente segnalata, dell'anconetano nelle altre parti d'Italia; l'analisi procede sicura, con un dettato corrente ed osser­vazioni brillanti, frutto di una cristallina padronanza della storiografia in materia e dell'utilizzo di un tipo di fonte troppo trascurata, gli atti giudiziari; dopo un accurato esame della geografia dello sciopero romagnolo, la Martini, evidenzia come le forze sovversive, dopo anni di accesa conflittua­lità, trovarono il loro trait d'union negli obiettivi della Repubblica e della distruzione dei luoghi-simbolo del potere nell'Italia liberale, la chiesa e il circolo monarchico: episodi di violenza che, però, si espressero sulle cose e non sulle persone, cosicché le folle, divenute padrone delle piazze, proce­dettero alle requisizioni di armi, grano e cibarie.
L'interessante analisi degli imputati si estende dall'età alla condizione socio-professionale e mette in risalto, oltre a quella preponderante di lavo­ratori appartenenti alle classi più povere, una presenza considerevole di lavoratori autonomi; pertanto, a detta dell'autrice, ci si trova di fronte ad una commistione di elementi di modernità e di altri tipici della prote­sta preindustriale.
Il discorso sulla violenza contro i mezzi di produzione attraverso pra­tiche sabotatone che destarono l'interesse della magistratura, introduce alla parte più affascinante del lavoro della Martini, quella relativa alla fisionomia della folla rivoluzionaria: in questa folla, per tanta parte anonima e priva di caratteri distintivi, si segnala una consistente presenza giovanile, prodotto dell'intensa conflittualità politica e sociale degli anni precedenti, ed anche in
so Ivi, p. 13.