Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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zionale (p. 9). In un certo senso dunque, il problema viene impostato anche in forma, per così dire, rovesciata, vale a dire assumendo come punto di partenza non più una sostanzialmente negativa diversità o deviazione del caso italiano rispetto ad un andamento globale, bensì una sua peculiarità capace anche di assurgere in senso inverso a positivo contributo nel panorama intemazionale. E la portata di questo percorso, dipanatosi in maniera tutt'altro che lineare, come premette lo stesso Lungonelli, non deve essere ricercata limitatamente all'interno della sfera economica in senso stretto, ma anche nella cornice sociale, istituzionale e culturale che, con i suoi caratteri di arretratezza, si è rivelata capace di incidere fortemente e in vario modo, sulla storia dello sviluppo economico dell'Italia unitaria. Dunque necessità di scrivere non soltanto la storia di fatti, ma anche di persone, non soltanto del consolidamento di un sistema economico, ma anche dell'ambiente culturale e politico che sta prima e dopo di esso. Tali presupposti vengono immediatamente messi in evidenza nello studio che apre il volume: Tra industria e burocrazìa: gli esordi della statistica industriale in Italia (pp. 13-34). Qui la storia dell'esordio della statistica industriale nell'Italia unitaria è anche la storia della, diremmo tormentata, acquisizione da parte della classe dirigente del Regno dell'importanza del settore industriale per lo sviluppo economico del paese; sicuramente tormentata per un ceto proveniente in massima parte dalla proprietà terriera e propenso ad una politica liberoscambista volta a favorire per lo più l'esportazione di prodotti agricoli e l'importazione di manufatti. Un'evoluzione verso un diverso atteggiamento nei confronti dell'industria sarebbe stata in un primissimo momento affidata a spinte provenienti per lo più da singole personalità sia della classe dirigente, sia facenti parte del mondo dell'imprenditoria. Salvo poi finire per intersecarsi in maniera non sempre trasparente al punto da conferire, a partire dall'ultimo ventennio del XDC secolo, agli interventi dello Stato nei confronti dello sviluppo industriale, quell'aspetto di privatizzazione del pubblico e cioè di sostanziale ossequio delle istituzioni verso le esigenze dell'industria privata che si è conservato in parte fino ai nostri giorni. Tuttavia l'Autore sembra invitarci nuovamente a considerare, ad esempio la politica protezionista, non soltanto dal punto di vista delle caratteristiche tutte inteme al caso italiano più sopra accennate, ma anche nella sua, indubbiamente positiva, funzione nel favorire lo sviluppo della struttura di fabbrica e in specie per quanto riguarda i settori protagonisti della fase della seconda rivoluzione industriale: siderurgia, meccanica, elettricità, chimica. Se difatti l'esempio dell'industria tessile del comprensorio pratese (Dalla manifattura alla fabbrica. Uavvio dello sviluppo industriale a Prato, 1815-1895> pp. 126-179) mostra l'affermarsi del sistema di fabbrica nel settore laniero fino ad allora dominato da un forte frazionamento delle unità produttive sin dagli anni Sessanta, sebbene con una accelerazione di tale processo a seguito dell'introduzione, nel 1887, del dazio sui pettinali (si pensi alla nascita invero atipica nel 1888 del cosiddetto Fabbricone, la Kossler Mayer e C, che riuniva 640 telai meccanici e 900 operai), per i settori più sopra ricordati, la spinta proveniente dai provvedimenti statali ebbe un'incidenza molto maggiore. Ne è un esempio tutt'altro che secondario lo sviluppo della Magona, contemplato nel saggio Capitale e imprenditorialità britannica in Toscana nella seconda metà dell'Ottocento: alle origini della .Magona d'Italia (pp. 100-125). Questa azienda, dopo aver rinunciato all'impianto di una acciaieria, anche per le difficoltà dovute alla politica condotta, fino all'ultimo decennio dcH'800, nei confronti del minerale elbano che veniva quasi interamente esportato, trovò un profìcuo orientamento