Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1998>   pagina <258>
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258 Libri e periodici
fonti statistiche incerte e per compiere ricostruzioni basate su dati di fatto più che su presupposti ideologici (pp. 86-87).
ALESSANDRA UMILE
GIUSEPPE MAZZINI, Pensieri sulla democrazia in Europa? traduzione a cura di SALVO MASTELLONE; Milano, Feltrinelli, 1997, in 8, pp. 173. L. 12.000.
Si tratta della traduzione, condotta sul testo originale inglese, di sei articoli pubblicati da Giuseppe Mazzini sul giornale londinese People's Journal tra il 1846 e il 1847. Articoli che Mazzini stesso ristampò qualche anno dopo, ma con numerose modifiche e variazioni.
Nessuno studioso aveva finora esaminato la versione originale inglese, e so­prattutto nessuno aveva inquadrato questi articoli nell'epoca e nelle circostanze che li avevano originati, oltre che nelle ripercussioni che essi ebbero nel mondo politico e giornalistico britannico, e che sono qui ricostruite esaminando in particolare le cronache contenute nel giornale cartista Northern Star, da poco disponibile in mi­crofilm presso il British Museum. Mastellone ricostruisce innanzitutto il passaggio di Mazzini dal concetto di associazione a quello di democrazia, passaggio dovuto in gran parte agli influssi ricevuti nella sua lunga esperienza inglese. Egli venne elabo­rando il suo progetto di democrazia rappresentativa basata sul suffragio universale; sul progresso, ma anche sul rispetto delle tradizioni; sul rispetto della famiglia; sul valore dell'educazione, che per lui fu sempre fondamentale; sul principio di nazione, che non doveva però significare sopraffazione di altre nazioni; sul rispetto della proprietà individuale, che non andava abolita, ma semmai armonizzata con i princìpi di uguaglianza e di progresso umano; sul miglioramento graduale delle classi popo­lari.
Il sesto articolo fu da lui dedicato alla confutazione del comunismo, nel quale egli individuava, con incredibile preveggenza, le possibili degenerazioni: il dispoti­smo, il soffocamento delle libertà individuali, la burocratizzazione crescente, la formazione di una classe ristretta di funzionari che avrebbero governato in modo centralistico e autoritario. Potete immaginare scrisse una tirannica dittatura più temibile? Tirannica dittatura! Essa è presente dalle radici alla cima del Comunismo, e lo pervade in ogni parte. L'uomo non è altro, come nella fredda, arida e imper­fetta teoria degli economisti, che una macchina per produrre. La sua libera volontà, E suo merito individuale, la sua incessante aspirazione a nuovi modi di vita e al progresso scompaiono interamente. In una società, pietrificata nella forma, regolata in ogni particolare, l'individualità non ha più posto. Come nel piano che Francesco I d'Austria aveva accarezzato nel suo regio progetto, l'uomo lascia il posto a una ci­fra: diventa numero uno, due, tre ecc. E la vita del convento senza la fede religiosa (pp. 135-136).
Queste critiche non piacquero ad alcune associazioni comuniste che stavano nascendo a Londra e a Bruxelles (i Fraternal Den/ocratst la Lega dei Comunisti). Queste associazioni, invitarono nel 1847 il ventottenne Carlo Marx a rispondere ad esse. E la risposta è contenuta nel Manifesto del partito comunista del 1848. In esso, senza che il nome di Mazzini venga mai fatto esplicitamente, tuttavia si riscontrano dei riferimenti precisi e puntuali alle affermazioni mazziniane; soprattutto su temi, tipicamente mazziniani, come la famiglia, il concetto di dovere, quello di nazione, di