Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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pagina
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259
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associazione, sul tema della proprietà, delle idee morali e filosofiche, e cosi via. Nessuno, prima d'ora, aveva sottolineato con tanta chiarezza questa circostanza. Anzi, nell'introduzione al Manifesto curata a suo tempo da Emma Cantimori, si escludeva che quel testo fosse una risposta precisa agli scritti mazziniani. In alcune pagine Mastellone mette addirittura a confronto i due testi, su una doppia colonna: a sinistra le frasi di Mazzini e a destra quelle di Marx. Non c'è possibilità di equivoco; è, possiamo dire, la prova del nove, in urna simmetria impressionante, adoperando i due gli stessi termini e nello stesso ordine di esposizione.
Naturalmente, non si tratta di una semplice curiosità storica in quanto, e Ma-stellone lo sottolinea con forza nell'introduzione, questo ci mostra il grande livello raggiunto dalla figura di Giuseppe Mazzini, che in quegli anni era l'esule politico più famoso in Inghilterra. Divenuto conosciutissimo anche per un famoso episodio di quel periodo, che causò una vivace discussione al Parlamento inglese: e cioè la rivelazione che la polizia inglese intercettava le sue lettere, trasmettendole poi a quella austriaca. Cosa che nella libera Inghilterra suscitò un grande scandalo, rendendo Mazzini assai popolare. Questo sul piano personale. Ma questi scritti sulla democrazia in Europa lo rendono un pensatore politico appunto di livello europeo, al centro delle elaborazioni teoriche del vecchio continente alla metà dell'Ottocento, e ponendolo dunque a fianco, sul tema della democrazia, di pensatori quali Tocqueville e Proudhon.
Questi scritti vengono infine a smentire alcune vere e proprie falsificazioni storiche, avanzate in passato ma ogni tanto risorgenti: e cioè che Mazzini non sarebbe stato un pensatore realmente democratico, ma sarebbe stato intriso di misticismo autoritario; o che fosse stato un teorico del nazionalismo, giustificando il richiamo che a lui fece poi il fascismo. Veramente, va detto che durante il ventennio fascista non furono poi così numerosi i riferimenti ideali a Mazzini, essendo superati abbondantemente da quelli a Garibaldi e a Càspi. H fascismo si rifece semmai all'esule genovese durante gli anni finali della Repubblica di Salò, quando aveva interesse a combattere una monarchia che lo aveva abbandonato al suo destino.
La realtà è che Mazzini fu un teorico e un sostenitore della democrazia rappresentativa, basata sul suffragio universale. Su questo non ci sono dubbi od equivoci Vanno da ultimo sottolineati, in questi articoli inglesi, i molti riferimenti al ruolo degli intellettuali nella vita politica e sociale, basati su considerazioni e riflessioni di una grande modernità.
GIAN BIAGIO FUWOZZI
Die Protokolle des osferreichischen Ministerrates 1848-1867, Serie I, Die Minisierìen des RÉvolutionsjahres 1848, 20 marqp 1848 -21 novembre 1848, a cura e con introduzione di THOMAS KLETECXA, con una prefazione di WALTRAUD HEINDL; Wìen, ÓBV Pàdagogischer Verlag, 1996, pp. LXVII-728. S.p.
Nell'imminenza del centocinquantesimo anniversario del 1848 gli editori dei protocolli del consiglio dei ministri austriaco presentano un volume che insieme al valore di fonte storica ha anche un significato celebrativo; esso contiene infatti gli atti ministeriali dell'anno rivoluzionario 1848. Il primo protocollo riguarda la seduta del 1 aprile 1848, giorno della prima riunione del ministero insediato dopo la caduta di Mettemich, il 20 marzo, e presieduto provvisoriamente dal conte Franz Anton Ko-lowrat-Liebsteinsky. L'ultimo è relativo ad una seduta dedicata al bilancio preventivo