Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1998>   pagina <261>
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Ubri e periodici 261
ministri, dopo la divisione della monarchia asburgica avvenuta TU aprile 1848 e la definizione del nesso austro-ungarico nei termini di un'unione personale; ma la no­mina di Josip Jelacid a bano di Croazia è il segno della volontà di contrastare, alme­no sulla questione croata, la politica ungherese. In merito al problema tedesco l'atteggiamento del consiglio dei ministri è attendista e dilatorio, e quindi perfetta­mente in linea con l'orientamento prevalente negli ambienti ufficiali asburgici
Anche la questione italiana, e in particolare il suo capitolo lombardo-veneto, ha un peso, e non certo trascurabile, nei protocolli ministeriali. Proprio nella prima se­duta, il 1 aprile, si prende atto dell'avvenuta dichiarazione di guerra del regno di Sardegna alla monarchia asburgica e si registra la probabile intenzione del feldmare­sciallo Radetzky di attestarsi sulla linea difensiva del Mincio e dell'Adige. Nella stessa seduta, in seguito a disordini scoppiati al Karntnertortheater, il vecchio teatro viennese che sorgeva sull'area attualmente occupata dall'albergo Sacher, durante una rappre­sentazione dell'Emani da parte di una compagnia italiana, viene deciso di sospendere per otto giorni le rappresentazioni dell'opera. La compagnia si affretterà però a la­sciare subito Vienna. L'episodio testimonia una reazione ostile agli ultimi sviluppi del movimento nazionale italiano, diffusa in ambienti viennesi. Tra gli aspetti legati alla questione italiana, quello più importante è costituito senza dubbio dall'incarico di svolgere una missione di pacificazione nel Lombardo-Veneto, affidato al conte Franz Hartig. La missione ha una valenza diplomatica, ed è questo il suo aspetto si­nora più noto, ma anche una funzione di apertura all'opinione pubblica e di recupe­ro del consenso, di pacificazione appunto, e di premessa alla riorganizzazione ammi­nistrativa del regno. U ministero raccomanda una linea più mite rispetto a quella voluta dal comando militare, in modo da attenuare il risentimento della popolazione. La missione di Hartig, le cui dimissioni sono discusse nel consiglio dei ministri del 14 giugno, fallisce proprio a causa dei contrasti con Radetzky, ma il ministero non rinuncia a seguire la strada della distensione, affidando al conte Franz Colloredo-Wallsee e al conte Albert Montecuccoli-Laderchi il compito di proseguire la strada tracciata da Hartig. Quello dei sentimenti dell'opinione pubblica lombardo-veneta è un problema seguito dal ministero con particolare attenzione; lo dimostra anche un episodio, che pure alla fine si risolve in un modo che contrasta con questi sentimenti. Dopo avere quasi completamente riconquistato il controllo territoriale del Lombardo-Veneto, il ministero affronta il tema della riorganizzazione dell'apparato giudiziario. Nel protocollo del 12 agosto vengono espressi dubbi sull'opportunità di affidare que­sto incarico al conte Luigi Pederzani, Welschtirokr e come tale sgradito alla popola­zione, e viene suggerito 11 nome di Giuseppe Lan franchi, Ho/rat presso il Senato ve­ronese, italiano di nascita, anche se perfettamente padrone pure del tedesco. Il 18 agosto il consiglio decide però a favore di Pederzani, con la motivazione della sua maggiore idoneità a svolgere il delicato compito.
L'inizio della missione di Hartig aveva ferito anche la sensibilità dell'arciduca Ranieri, che non ne era stato preventivamente informato. Ma il ministero austriaco ritiene ormai incompatibile il mantenimento della carica vicereale con la linea che intendeva seguire una volta ristabilita la propria autorità nel regno. La rimozione del viceré, prospettata il 30 aprile, viene infatti decisa il 3 maggio 1848. Data la peculiare situazione politico-militare, non viene invece trattato in relazione al Lombardo-Veneto il problema costituzionale. Un interessante protocollo del 22 maggio affronta il tema con riferimento a Trieste: la città chiede tre deputati al posto dei due previsti dalla legge elettorale; il ministero non è insensibile a questa richiesta, perché il capo­luogo adriatico è il secondo centro commerciale e il primo porto della monar-