Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1998
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pagina
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263
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Libri e periodici 263
primo poco incoraggiante vedrò, fu presto superata. L'8 febbraio Carlo Alberto emise il proclama costituzionale che poneva le basi giuridiche dello Statuto.
H saggio propone poi la suggestiva descrizione della preparazione e dello svolgimento della festa nazionale del 27 febbraio 1848 in onore di Carlo Alberto, con tanto di cortei, inni e fuochi d'artificio. Nelle pagine successive Pischedda e Roccia seguono passo passo il lavoro che il Consiglio decurionale portò a termine in applicazione delle norme elettorali politiche introdotte dall'editto del 17 marzo 1848: formazione delle liste degli aventi diritto al voto e divisione del territorio cittadino in 7 circondari (collegi elettorali), ciascuno comprendente una popolazione che rappresentava circa la settima parte di quella totale (si andava dai 16.457 del settimo ai 18.443 del quinto). La presente ricostruzione ci consente, inoltre, di verificare quali erano le competenze e come operavano nel concreto il Consiglio generale (decurionale), la Congregazione particolare e la Ragioneria.
Nella seconda parte del libro vengono affrontate le problematiche concernenti la cosiddetta legge Pinelli del 7 ottobre 1848 sull'amministrazione comunale e provinciale. Sono state approfondite le norme riguardanti l'elettorato attivo e passivo e si sono individuate le differenze rispetto alla legge elettorale politica. Nel seguire la formazione delle sette sezioni di voto nella città di Torino i curatori hanno mostrato il diverso metodo utilizzato dal Consiglio decurionale in confronto a quello scelto in precedenza per disegnare i sette collegi politici; si optò infatti per il criterio di un reticolato flessibile, che tenesse conto dell'incremento degli elettori: le sezioni dovevano averne un minimo di 200 e un massimo di 400. Con la lucidità e la misura che caratterizza tutto il volume, Pischedda e Roccia hanno evidenziato la significativa incongruenza fra le aspettative teoriche della legge elettorale amministrativa e il suo risultato pratico. Il numero degli elettori amministrativi, in base a norme decisamente meno restrittive, avrebbe dovuto superare largamente quello degli elettori politici. In realtà a Torino nel '48 gli elettori comunali risultarono appena i due terzi di quelli politici; 1 su 63 abitanti nel primo caso e 1 su 66 nel secondo. Fu una vera e propria anomalia soprattutto se la si osserva alla luce della maggiore generosità con cui il legislatore aveva distribuito il diritto al voto . Il dato curioso è che a Torino, capitale del Regno, dove si registrava un'alta alfabetizzazione e una popolazione molto politicizzata, il fenomeno era più evidente che nel resto della provincia. Nel 1850 Torino con l'indice 69, poco più della quinta parte dell'indice medio nazionale, si collocava negli ultimi posti della graduatoria dei corpi elettorali amministrativi dei centri abitati del Regno . Nella iscrizione volontaria alle liste, il maggiore scarto registrato fra le previsioni e la realtà si ebbe nella categoria dei maggiori imposti 724 effettivamente iscritti in luogo dei 1793 stimati in base al censimento del 1848 . Si sono avanzate varie ipotesi di lettura di questo fenomeno, ma i curatori hanno volutamente evitato di fornire soluzioni, limitandosi a presentare argomentazioni che valgono come oggetto di dibattito. Le ipotesi, del resto, restano tali perché è impossibile dimostrarne la fondatezza. Si è guardato anche alla provenienza sociale e professionale degli iscritti alle liste amministrative torinesi nel '48, tra i quali spiccavano i dipendenti statali [...] 32,2, quasi un terzo del totale; al secondo posto si poneva il gruppo dei liberi professionisti [...] 24,4; seguivano col 22,5 i 464 possidenti e, infine, altre categorie minori a partire dai negozianti
Concluse le operazioni di preparazione spettanti al Consiglio decurionale, riniziativa passò agii elettori. Venne eletto un ufficio provvisorio che ebbe il