Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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pagina
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265
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Libri e periodici 265
dalla letteratura die sull'argomento si fa sempre più estesa. I rapporti tra moderatismo e moderazione, il federalismo, la restaurazione creatrice sono pur oggi in discussione fervida, come anche il cosiddetto cattolicesimo liberale , che costituisce in effetti un filone d'indagine mai smesso. Su rutta la materia contributi certamente illuminanti vengono dal riesame critico di autori risorgimentali, e quanti ve ne sono e tutti di rilievo, i quali per tanti versi possono definirsi precorritori di tempi nuovi e dimostrano attraverso le loro riflessioni ben ponderate quali siano i legami effettivi tra cultura e politica e quanto fitti e durevoli gli intrecci che li coinvolgono. I due testi che ora esaminiamo, ovviamente nella brevità consentitaci dagli spazi di una recensione accorta, concorrono a darci le motivazioni serie di tanta validità: ci riferiamo agli atti di un incontro di studio sulla collocazione di Cesare Balbo nelle origini del cattolicesimo liberale e alle corrispondenze di Cesare Cantù con cinque cattolici liberali francesi di spicco.
H primo volume in esame, curato da Gabriele De Rosa e da Francesco Traniello, deve considerarsi il risultato utile di un incontro fortunato avvenuto all'Istituto Luigi Sturzo di Roma tra lo stesso De Rosa, Ghisalberti, Talamo e la compianta Emilia Morelli: vi affiorò, al termine dello scambio d'idee, il progetto di un convegno su Cesare Balbo, studioso e politico, e sulle circostanze che proiettarono, come osservano i curatori del libro nella loro breve premessa, questo rampollo dell'aristocrazia piemontese oltre i limiti dallo Stato sabaudo, su uno scenario europeo dall'età napoleonica alla Restaurazione e oltre la Restaurazione. Dell'incontro di studio, che si svolse a Palazzo Baldassini in Roma nel novembre del 1994, la rilevanza è testimoniata appunto dagli atti, che indubbiamente segnano una traccia indovinata per ulteriori approfondimenti sul più fecondo e felice interprete del ruolo e delle ragioni storiche e civili della moderazione dal Risorgimento alla prima guerra mondiale.
De Rosa introduce il tema da par suo in maniera sintetica ma efficace: certamente, con d'Azeglio, Capponi e Manzoni e per altro verso con Gioberti e Rosmini, Balbo è uno degli esponenti più rappresentativi della moderazione come partito, come operosità politica e come complesso di virtù morali e civili; ha, quindi, ragione De Rosa di dire che la moderazione per lui era lo sbocco inevitabile e certo di rutto lo sviluppo storico della nazione italiana: l'Unità d'Italia fu vissuta, prima che nei fatti diplomatici e bellici, nella storia molteplice delle sue culture e delle sue storie religiose e regionali, delle sue tradizioni erudite, cosi come aveva illustrato Muratori, al quale non a caso anche Balbo, come Rosmini, faceva riferimento. L'aspetto della formazione del nostro protagonista e lo sviluppo che ha nella sua produzione politica e storica sono trattati da Francesco Traniello con un'analisi attenta delle singole opere e dei momenti più significativi della sua azione pubblica; in merito la formulazione sintetica che lo studioso dà al suo svolgimento la ritroviamo nell'affermazione che convalida la tesi del De Rosa e che può considerarsi la linea conduttrice di tutto il convegno: La storia d'Italia del Balbo era la storia di uno Stato nazionale che non c'era - e che non c'era mai stato, tanto meno in età romana ma che doveva esserci.
Umberto Levia profila un panorama della storiografia subalpina nell'età della Restaurazione e Maria Fubini Leuzzi indaga sul Balbo storico, leggendo i Pensieri sulla storia d'Italia: si tratta di due contributi d'interesse, condotti con meticolosità critica e con l'obiettivo di dare un apporto originale alla conoscenza del personaggio e del suo tempo. Per tre questioni fondamentali nello sviluppo del pensiero di Balbo, cioè la sua visione della nazione italiana dalla storia alla politica, la sua posi-