Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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zione rispetto alla monarchia rappresentativa e la sua concezione del federalismo, s'interessano Giuseppe Talamo, Carlo Ghisalberti e Giovanni Aliberti, affrontandole, oltre che con il rigore che meritano, con la curiosità che suscitano per le soluzioni prospettate di viva attualità, almeno come componenti culturali del dibattito in corso oggi nel Paese. La tavola rotonda finale del convegno si sviluppa sul tema: Cesare Balbo tra storia e politica: alle origini del cattolicesimo liberale in Italia; vi prendono parte Mario D'Addio, Fausto Fonzi e Nicola Raponi con interventi puntuali quanto iUuminanti. Le conclusioni del colloquio vengono tratte da Emilia Morelli e sono pubblicate in questi atti così come furono dette, perché la morte non diede il tempo di rivederle all'autrice. È oltremodo chiarificante la sua presa di po-* sizione di chiusura: Per molti aspetti il Piemonte non può essere paragonato agli altri Stati italiani: sarebbe stato molto più difficile scrivere le Sperante a Napoli o a Firenze. Nel regno sardo c'era una tradizione antica, altrove inesistente. Cavour vuole un regime parlamentare, mentre Balbo vuole un regime costituzionale, ma siamo nell'ambito di una tradizione comune, che ci fa capire perché certi avvenimenti si siano svolti in un certo modo e perché abbiano trovato la loro origine nella capitale dello Stato subalpino.
H secondo volume che prendiamo in considerazione in questa nota si raccorda al precedente, ma sposta l'approfondimento anche alla Francia, in quanto gli interlocutori epistolari di Cesare Canni sono tutti e cinque francesi anche questa volta, come lo fu Charles de Montalembert nella pubblicazione del 1969 di un altro carteggio importante. Diciamo subito che sono sostanziali le differenze tra i cattolici liberali d'oltralpe e quelli italiani e accettiamo la prospettiva di Ettore Passerin d'Entrèves, che vedeva il cattolicesimo liberale italiano tale più nelle premesse che nei programmi, più nella mentalità, che nelle dottrine . In questa luce danno apporti consistenti di scoperta storica le relazioni epistolari intessute dallo storico lombardo con le personalità più note del mondo cattolico europeo, ed in particolare quello francese. Tutto il materiale di cui discutiamo è conservato nel fondo Canni della Biblioteca Ambrosiana di Milano e un po' alla volta sta vedendo la luce. Nel volume che ora esaminiamo si pubblicano cinque carteggi, ricchi di notizie, di novità e di prese di posizione di fronte ai più importanti problemi dibattuti nella politica europea del secolo XIX. I corrispondenti sono Francois-Alexis Rio, Albert Du Boys, Camille de Meaux, Felix Dupanloup e Maxime de la Rocheterie. Gli stessi nomi citati sono indicativi della pregnanza della pubblicazione, essendo i personaggi interlocutori di primo piano nel movimento dei cattolici liberali di tutta Europa.
H periodo che investono le corrispondenze epistolari è di un trentennio, ma riguarda momenti di spicco della vita politica italiana, quali la nascita del nostro primo parlamento, la guerra franco-prussiana, il Concilio Vaticano I, i fatti dell'Ox-servatore Cattolico, e personalità di primo piano, quali Garibaldi, Rattazzi, Pio IX, Leone XIII. Bastano questi pochi riferimenti per mettere nella giusta rilevanza il volume di Francesca Kaucisvili Melzi d'Eril, che si appassiona a questo tipo di ricerche con la competenza che le deriva dalla sua attività di docente di letteratura francese. Dobbiamo sottolineare la puntuale attenzione che viene data al tema nella breve introduzione, assai utile tra l'altro per i profili che vi si includono dei cinque corrispondenti del Cantù.
I due testi che abbiamo presentato, sinteticamente ma mettendone in risalto i meriti che hanno, s'inseriscono a giusto titolo nella vasta bibliografìa del movimento dei cattolici liberali, sia in Italia, sia in Francia, e costituiscono occasioni di approfondimenti nel tempo politico che ci è dato vivere, cosi intricato ma pur fervido di