Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1998
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268
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268 Libri e periodici
cui sistema dinastico è il più debole nell'Europa della Restaurazione. Presso i Serbi, i Moldavo-Valacchi e i Greci, cui si uniscono successivamente i Bulgari, sorge e matura una coscienza nazionale: infatti, costoro sono vieppiù consapevoli di essere le novelle nazioni, portatrici di un diverso assetto politico-territoriale dei Balcani, in modo che quella terra finalmente trovi il cammino della redenzione e della libertà. Ponendosi come legittimi successori della Porta, i popoli balcanici, di contro, ne provocano necessariamente la progressiva dissoluzione, anche se tale declino sarà lento a venire, per la capacità, sovente dimostrata dalla classe dirigente turca, di resistere con efficacia alle tante spinte disgregatrici, la cui presenza è forte soprattutto nei territori europei dell'Impero, favorita anche dall'endemica e perdurante difficoltà politico-finanziaria dello Stato turco. D'altra parte, il Tantmàt, le ricorrenti crisi d'oriente e la rivoluzione dei Giovani Turchi sono le fondamentali contingenze storiche, che consentono a Costantinopoli di ritardare ancora il dissolvimento del-Plmpero.
Dopo un decennio di spietata ed eroica lotta, la Grecia risorge finalmente libera, e tuttavia, quel primo nucleo dello Stato ellenico risulta troppo limitato territorialmente, perché ne rimangono esclusi, fra gli altri, i Greci della Tessaglia e della Macedonia, dell'Epiro e di Creta, dell'Eptaneso e di Lesbo, membra sparse del medesimo corpo. Ma, fra quelle genti, collocate lontano dalla madrepatria, è forte la consapevolezza di appartenere, per lingua e cultura, per tradizioni e ideali, alla stessa progenie. Perciò, il sentire rutti insieme la presenza della grecità in ogni terra, sia essa la più lontana, dove vive ed opera una stirpe greca, a prescindere dalla sua reale collocazione politico-territoriale, determinata evidentemente da una differente contingenza storica, fa germogliare il mito della megalì idea, e cioè la riproposizione in termini moderni dell'antica unità territoriale bizantina, con le sue diverse componenti geografiche, ivi inclusa la mitica Costantinopoli, capitale agognata dell'ideale Stato greco-bizantino. Riproposta da Kollettis e sostenuta da re Ottone, inizialmente soprattutto per ragioni di politica interna, la grande idea finirà col condizionare e monopolizzare sia la diplomazia sia l'opinione pubblica greca, dai giorni del protettorato bavarese fino alle soglie del Novecento, quando quel sogno romantico, che tanto affascinò intere generazioni di patrioti elleni, svanirà d'incanto il giorno della calda estate anatolica del 1922, lungo il fiume Sakaria, per la disastrosa sconfitta ad opera della nascente Turchia di Ataturk.
Nella medesima epoca della redenzione greca, di là dall'Adriatico, gli Italiani, alla ricerca essi stessi del proprio riscatto nazionale, osservano quei fermenti, in atto in Grecia e nel più vasto contesto centro-orientale, persuasi della fattibile e proficua connessione tra Risorgimento e questione d'Oriente, tra causa italiana e rinascita nazionale di Slavi, Greci e Magiari, così da individuare e cogliere, laggiù, lungo le rive del Danubio e nei Balcani, gli ulteriori elementi di soluzione del problema italiano. Idea centrale, questa, che, da Balbo a Cavour, da Mazzini a Garibaldi, pur nelle sue differenti interpretazioni, determina e rafforza le nostre numerose opzioni diplomatiche e i relativi progetti, insurrezionali in quelle terre. Cosi, negli anni successivi, la politica balcanica di Cavour guarda ad oriente e l'azione di Marcello Cerniti e Isacco Artom ne sono la testimonianza, come pure Vesempio italiano e Vattesa di Garibaldi suggellano gli stretti vincoli ideali tra il Risorgimento e la grande idea-. entrambi fautori di una patria più aderente alle aspirazioni e ai proponimenti dei rispettivi patrioti italiani e greci. È, dunque, il tempo dell'intenso intreccio dei rapporti tra il composito e sovente instabile ambiente politico ellenico e il nuovo Regno d'Italia: ciò avviene soprattutto in concomitanza sia con il fermo proposito