Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1998
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269
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Libri e periodici 269
greco di attuare il programma massimo della grande idea sia per l'esigenza italiana di completare l'unità nazionale, mediante la soluzione delle questioni di Roma e Venezia. I disegni di sbarchi garibaldini in Dalmazia, la politica personale di re Vittorio Emanuele, il Lombardos e Marc'Antonio Canini, il Comitato Centrale Unitario, con l'intenso dibattito politico sul da farsi in seno alla sinistra rivoluzionaria italiana, rappresentano gli uomini e le tendenze, che nell'Ottocento legano l'Italia alla Grecia. La qual cosa determina un fitto intrecciarsi dei contata politici, un rincorrersi dei progetti insurrezionali in Macedonia o nell'Epiro, in Montenegro o in Tessaglia, con l'inevitabile alternanza di illusorie aspettative e di cocenti delusioni, a motivo dell'incapacità, oramai troppo evidente, delle nazioni balcaniche di individuare un'intesa comune, perché fossero accantonate le egoistiche e tendenziose visioni territoriali serbe e montenegrine, romene e greche, albanesi e bulgare. Ne consegue la fine di tutte le iniziative regie e garibaldine nei Balcani, perché esse presupponevano quell'intesa comune, che adesso, invece, appare più precaria e instabile, se non illusoria. In definitiva, anche tra l'Ocrida, e il Vardar, tra il Tibisco e la Drina, si ripropone il dramma del limite nazionale, che finirà col dividere anziché unire, con l'allontanare anziché avvicinare tutti i popoli emergenti di quelle terre, nei giorni del declino ottomano. Infatti, nei Balcani, la molteplicità dei programmi nazionali quali la grande idea, ma anche i contemporanei progetti della grande Bulgaria o dell'Ungheria storica, della Croazia una e trina o della grande Serbia rappresentano colà gli insidiosi miti, che certo esaltano e guidano i popoli nella ricerca di una loro nuova collocazione storica, ma di fatto determinano la fine di qualsiasi intesa e collaborazione plurietnica, per l'inconciliabilità delle differenti aspirazioni territoriali, fortemente basate su rigide posizioni di esasperato nazionalismo e di cieca intolleranza.
A conclusione di queste brevi riflessioni, si deve esprimere un ringraziamento ad Antonis liakos: egli, infatti, attento studioso della Grecia contemporanea, ha validamente contribuito ad ampliare gli orizzonti della storiografia risorgimentale nel settore delle relazioni italo-greche del XIX secolo, tanto che quel fondamentale campo della ricerca storica ne risulta arricchito, e noi tutti oggi siamo più edotti sui momenti ed i personaggi, che hanno scritto il divenire storico dei due paesi mediterranei
ALESSANDRO MANCINI-BARBIERI
MARIO TOSTI, Associazionismo cattolico e civiltà contadina in Umbria. Dall'Unità alla prima guerra mondiale, prefazione di Alberto Monticone (Religione e Società. Storia della Chiesa e dei movimenti cattolici, 26); Roma, Studium, 1996, in 8, pp. XV-161. L. 24.000.
Mario Tosti, ricercatore presso l'Istituto di Storia della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Perugia, si occupa da tempo dei problemi del mutualismo e associazionismo cattolico in Umbria.
Il presente volume, non del tutto inedito in quanto alcuni saggi sono una rielaborazione e fusione, con nuovo materiale e aggiornamenti bibliografici, di scritti precedenti, offre un agile excursus sull'azione sociale dei cattolici umbri dall'Unità alla Grande Guerra, cogliendo le peculiarità dell'esperienza cattolica regionale nell'articolato quadro nazionale. Al di là dei risultati concreti della ricerca, va riconosciuto al Tosti il merito di aver affrontato indagini di storia locale con metodo appropriato e senza appiattirsi sulle tradizionali tesi storiografiche che, co-