Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
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1998
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pagina
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270
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270 Libri e periodici
me ricorda Monticone nella Prefazione, hanno spesso dipinto l'Umbria come la regione del "sonno".
E noto che dall'Unità fino ai primi decenni del nuovo secolo l'Umbria fu una regione impervia all'intransigentismo (Angelo Gambasin, Il movimento sociale nell'Opera di Congressi (1874-1904). Contributo per la storia del cattolicesimo sociale in Italia, Roma, Università Gregoriana, 1958, p. 339), tanto che l'anticlericalismo, dice bene il Tosti, divenne, di fatto, l'ideologia attorno a cui costruire l'identità della nuova classe dirigente. Il futuro Leone XIII nel suo lungo impegno pastorale a Perugia agì soprattutto sul clero, nello sforzo di rinnovare le finalità e i metodi dell'azione della Chiesa nella società, trascurando l'organizzazione del laicato cattolico, che avrebbe forse potuto opporsi con maggiore efficacia al diffondersi dell'anticlericalismo. È noto come i tentativi effettuati, prima da Monsignor Benigni e poi da Monsignor Radini Tedeschi, per diffondere nella regione i Comitati dell'Opera dei Congressi siano falliti anche per la scarsa collaborazione dei singoli vescovi.
Il Tosti, oltrepassando i tradizionali confini dello studio dei rapporti tra Stato e Chiesa e tra movimento cattolico e liberalismo, ci introduce nell'attività di assistenza e di impulso alle iniziative economiche locali svolta dai cattolici umbri per il miglioramento della vita dei contadini attraverso l'individuazione di un percorso in grado di condurre alla modernizzazione del mondo rurale umbro.
L'A. ha saputo ponderare con equilibrio le fonti e gli studi a sua disposizione, utilizzando, insieme ai documenti conservati nell'Archivio Centrale dello Stato, nell'Archivio Storico della Camera di Commercio di Perugia, neU'Archivio Storico della Cassa Rurale di Fienile, negli Archivi di Stato e nelle Biblioteche Comunali di Temi e Perugia, nella Biblioteca Comunale di Foligno, numerosi articoli di giornali e periodici cattolici umbri dell'epoca.
H volume contiene quattro saggi. H primo, L'Umbria nello Stato unitario: ritardi e mutamenti, è una sintesi della situazione economica, sociale e politica dell'Umbria dall'Unità fino al collocamento a riposo del prefetto MaramottL Esaurienti indicazioni bibliografiche, e qualche interessante spunto di ricerca caratterizzano queste pagine, che guidano il lettore in una realtà, quella umbra, più articolata di quanto si è spesso ritenuto in passato.
Con il secondo saggio, La questione sociale alla fine dell'Ottocento, si entra nel vivo della ricerca. L'A. passa alla descrizione della Chiesa umbra, definita Chiesa della carità per la ricchezza dell'apparato caritativo-assistenziale costituito da piccoli ospedali, da confraternite, da Monti frumentari, non ancora completamente secolarizzati fino alla legge Càspi sulle Opere Pie del 1890, e ne coglie le linee di continuità ovvero le discontinuità esistenti fra il periodo pre e quello post unitario. Emerge che soprattutto in periferia e nelle campagne la parrocchia conservava intatto il suo ruolo secolare e restava l'epicentro della vita della famiglia e della comunità. Un ruolo che trovò nuova ragione e ulteriore impulso negli anni Novanta dell'Ottocento quando gli influssi negativi della crisi agraria gravavano sulla popolazione. Se l'organizzazione cattolica intransigente nella regione fu per diversi decenni ininfluente, in seguito alla promulgazione della Rerum Novarum si assistette ad una nuova fase dell'azione sociale cattolica. L'enciclica papale aveva finalmente incrinato quell'immobilismo contro il quale Monsignor Benigni si era battuto negli anni precedenti. Ma il successo degli intransigenti fu in vero assai limitato e non manca-tono forti resistenze all'interno della Curia perugina, orientata su posizioni conci-liatorjste, di cui è specchio la polemica tra Benigni (con la sua rivista La Rassegna Sociale) e Don Geremia Brunelli (direttore del Paese, settimanale fondato a suo