Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1998>   pagina <271>
immagine non disponibile

Libri e periodici
tempo dal Pecci). L'influenza della Rerum Novarum non fu sufficiente a produrre una riqualificazione culturale della Chiesa umbra che gli permettesse di adeguare la sua opera ai nuovi problemi sociali del suo tempo: lo si deve in parte al peso del sistema caritativo-assistenziale tradizionale, incapace di competere con le rispo­ste fomite dalle altre forze sociali, repubblicani, radicali e socialisti.
Con Traditone associativa e cultura industriale il terzo dei saggi presentati, l'A. tenta di inquadrare la risposte che i cattolici diedero ai complessi problemi eco­nomici, sociali e ambientali scaturiti dalla nascita del polo industriale temano. Dopo la fase iniziale, sottolinea il Tosti, all'interno del movimento cattolico è mancata la forza di condurre l'evoluzione delle tradizionali strutture associative verso istituzioni dai caratteri più decisamente rivendicativi e sindacali. Nel campo della cooperazione a Temi, come nel resto della regione, le iniziative cattoliche erano legate al singolo parroco e restavano perciò molto circoscritte, incapaci persino di costituirsi in strutture federative diocesane. Nelle campagne umbre, dove dominava la mezzadria e dove i contadini lottavano quotidianamente per la loro sussistenza, si rintracciava ancora la presenza significativa di antiche forme di assistenza come i Monti frumentari.
Il quarto saggio, forse il più interessante, è incentrato su L'Età GiolitHana. La modernizzazione dell'agricoltura umbra nel periodo 1881-1911, stimolata da alcuni proprietari illuminati, come ad esempio Eugenio Faina, fu evidente ma non uniforme. In un periodo di grande fermento nelle campagne (rivendicazione dei diritti da parte dei contadini; aumento del grado d'istruzione; diffusione record delle coopera­tive così distribuite: di consumo, più del 45 del totale, di produzione e lavoro, 28, nel piccolo credito, 11,5, e agricole, 11), la difficoltà nel reperire i capitali ne­cessari alla nascita, allo sopravvivenza e allo sviluppo delle aziende agricole, anche a carattere familiare, era uno dei problemi di fondo. H varo della legge del 2 gennaio 1910, n. 7 istitutiva del credito agrario nelle Marche e in Umbria, la cui applicazio­ne diede per quest'ultima risultati assai miseri, non portò i miglioramenti sperati: l'apice della diffusione venne comunque raggiunto nel 1911-1913 con almeno 33 Casse (una ogni 21.599 abitanti). Lo scarso successo di questi istituti va collegato, osserva il Tosti, a una provata impermeabilità della regione alla penetrazione delle strutture dell'Opera dei Congressi e quindi anche alle sue iniziative in campo so­ciale. Dall'analisi dell'attività di alcune Casse emerge che, soprattutto nei primi anni di vita, il solo tipo di operazione effettuata era quella del credito ai soci. È co­munque difficile, afferma ancora l'A., esaltare il contributo finanziario offerto dal sistema cattolico di credito cooperativo alla modificazione della economia e della società regionale, ma va sottolineata e rivalutata l'attività delle Casse collegata al miglioramento qualitativo dell'agricoltura, lo sforzo per favorire l'introduzione nelle campagne umbre di sistemi di coltivazione e prodotti agricoli più moderni. Nelle pagine che seguono l'attenzione si sposta sul rapporto tra modernismo e coopera­zione cattolica, la cui storia coincide in gran parte, in questa regione, con il dila­tarsi del movimento murriano, soprattutto nell'Umbria meridionale. Il limite di queste esperienze, oltre alla propaganda antimodernista, è qualitativo più che quan­titativo e si riscontra nella incapacità del movimento di organizzarsi in "sistema", interconnesso e funzionalmente gerarchizzato, in grado di competere sul mercato regionale. Fallì così il tentativo dei democratici cristiani umbri di formare una co­scienza sociale e civile nei contadini, autonoma dalla gerarchia ecclesiastica e rima­se bloccata l'esigenza di dar vita a un laicato responsabile e preparato, che agisse in prima persona nella società. Una necessità che a lungo avrebbe caratterizzato e
271