Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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Libri e periodici
condizionato la vita della Chiesa umbra. Nelle ultime pagine l'A. ha verificato il modo in cui la stampa cattolica umbra ha affrontato i temi della cooperazione: dal periodo della Rerum Novarum, passando per i settimanali democratico-cristiani, fino al giuramento antimodernista del 1911, che riportò tutto il movimento nell'ambito di una dichiarata confessionalità.
Gli studi di carattere locale hanno avuto ed hanno oggi un'importanza primaria per l'approfondimento della multiforme realtà italiana, a condizione però che essi vengano svolti con criteri scientifici e rigore filologico, in questo senso il volume del Tosti ha indubbiamente centrato l'obiettivo.
ANDREA PROIETTI
LUDOVICO BIANCHINI, Nove anni del Regno d'Italia, edizione critica a cura di ASSUNTA ESPOSITO; Padova, Cedam, 1996, in 8, pp. VHI-353. L. 45.000.
L'economista napoletano Ludovico Bianchini è conosciuto soprattutto per la sua Storia delle finanze del Regno di Napoli, pubblicata in tre volumi fra il 1834 e il 1836, opera fondamentale per la conoscenza della storia non solo economica e finanziaria, ma altresì sociale, arriministrativa e civile del Mezzogiorno dal 1140, anno in cui venne costituito il Regno di Napoli sotto i Normanni, al 1835. Ma egli ebbe anche importanti incombenze nell'amministrazione borbonica, fino a diventare, negli ultimi anni di regno di Ferdinando II, ministro degli Interni e poi anche di Polizia. Ritiratosi a vita privata dopo il 1860, si diede a scrivere tre opere storiche, rimaste in parte incompiute a causa della sua morte, avvenuta nel 1871, quando aveva 68 anni. In esse Bianchini mise a frutto, con felice sintesi, le sue vaste conoscenze nel campo dei meccanismi economici e finanziari e della pubblica amministrazione.
I manoscritti di queste tre opere sono stati rinvenuti presso la Biblioteca Nazionale di Napoli da Assunta Esposito, la quale ha curato un'attenta edizione critica della più significativa delle tre, Nove anni del Regno d'Italia, corredandola di un'introduzione ampia, puntuale e molto ben documentata sulla figura di Bianchini, nella sua triplice veste di economista, di amministratore e di storico.
Come avverte la curatrice, scopo essenziale di Bianchini nel ricostruire le vicende dei primi nove anni di vita del Regno d'Italia, era di rappresentare il disinganno delle province meridionali dopo l'unità, divenute province lontane e disprezzate di un Regno il cui centro si manteneva saldamente nel Piemonte, il piccolo Piemonte sabaudo ingrandito dalle annessioni (p. 49). Nel far questo il nostro autore riprende molti degli argomenti cari alla letteratura legittimista, e anche autonomista, fiorita subito dopo l'unificazione dell'Italia. Rispetto ai legittimisti borbonici, però, Bianchini si distingue per il diverso fine che egli si prefiggeva. Mentre i primi, infatti, erano animati da scopi puramente politici e cercavano di mettere in luce le gravi carenze del giovane Regno per dimostrare l'impossibilità di un suo mantenimento, a Bianchini premeva soltanto tracciare un documentato bilancio dei primi nove anni di vita dello stato unitario, senza alcun intento sovversivo. Tanto più che egli, pur fedele suddito dei Borboni, non aveva nascosto mai le proprie simpatie per la soluzione unitaria, solo che il suo desiderio era stato che l'opera di unificazione fosse promossa e portata a compimento dal re