Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XX
anno <1998>   pagina <275>
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Libri e periodici 275
colti i materiali sugli emigrati italiani passati sotto silenzio dalle enciclopedie e dai dizionari più dettagliati Intanto la ricerca sull'emigrazione dà la possibilità interes­sante, oltre a riportare alla luce i molti nomi sconosciuti e dimenticati, di far rile­vare il suo importante profilo professionale ed anche l'ampia gamma di opere da questa compiuta. L'accluso elenco dei luoghi ucraini di soggiorno degli italiani mostra che questi attivamente lavorarono non solo ad Odessa ed in alcune città del Mar Nero come sempre si è ritenuto ma anche in tutte le province ucraine dell'Impero russo. Le biografie ci permettono di chiarire le forme e le particolarità dell'interazione tra le due culture, compreso il comparire di temi ed echi ucraini nelle opere italiane ed anche i rapporti con gli illustri rappresentanti del movimento nazionale ucraino, come il fondatore di musica ucraina classica Mykola Lysenko, la grande poetessa Lesja Ucrainka, il corifeo del teatro ucraino Marco Kropyvnyts'kyj, lo storico Mycola Kostomarov ecc. Questo libro colma una notevole lacuna nella storia culturale risorgimentale e può servire d'esempio per gli studi iniminenti sugli altri aspetti e periodi della collaborazione fra Italia e Ucraina.
COSTJANTYN BATSAK
Il triennio cisalpino a Pavia e i fermenti risorgimentali dell'età napoleonica, Atti del Con­vegno regionale del 15 giugno e 14 settembre 1996, a cura di Gianfranco E. De Paoli; Pavia, 1996, in 8, pp. 125. S.p.
Con grande tempestività è uscito questo volume dagli Atti del Convegno re­gionale tenutosi a Pavia sulle vicende del triennio 1796-1799, un periodo tormen­tato e, sotto certi aspetti, drammatico, che vide l'arrivo dell'armata di Bonaparte, l'insorgenza antifrancese del maggio, la dura repressione che le fece seguito e l'organizzazione delle Stato cisalpino.
Le relazioni, numerose, sono distribuite in due parti. Nella prima si intratten­gono sulla rivolta antifrancese sia Giulio Guderzo (pp. 15-18), che ne mette in evi­denza il carattere protestatario, sia Gianfranco E. De Paoli (pp. 19-41), che ne de­scrive l'insorgere e la conclusione. Si trattò di un movimento analogo a quelli verificatisi in altre zone, il cui significato sta nel timore che le eventuali riforme turbassero uno status quo economico-sociale, in cui il mondo contadino si era ve­nuto in qualche modo assestando. Della vastità e dello spessore del moto pavese testimonia il gran numero di armi consegnate dai rivoltosi alle autorità alla fine del tumulto: più di 2.600 tra fucili e pistole e 612 armi bianche, come risulta dai do­cumenti inediti presentati da De Paoli
Sulla politica estera del Direttorio nel 1796, in particolare per ciò che riguar­dava lltalia, e sulla svolta che essa subì l'anno dopo, quando le operazioni militari nella Penisola, da secondarie rispetto a quelle del fronte renano, diventarono prin­cipali, grazie alle vittorie strepitose di Bonaparte, si sofferma Arianna Atisi-Rota (pp. 42-46), mentre Nicoletta Dacrema esamina la politica perseguita dall'Austria in Lombardia prima del triennio, politica ispirata a criteri di un riformismo paternali­stico (pp, 47-53).
Sui numerosi spunti antigiacobini presenti nella poesia dialettale pavese e mi­lanese (Giovanni Battista Maggi, Carlo Porta e altri) svolge alcune interessanti con­siderazioni Felice Milani (pp. 54-59).