Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
anno
<
1998
>
pagina
<
276
>
276
Libri periodici
Nella seconda parte, dopo una breve introduzione di Arturo Colombo, trattano della posizione accademica e delle scelte politiche di due luminari dell'Ateneo pavese (Giuseppe Raggi e Bassiano Carminati) gli storici della medicina Bruno Zanobio e Giuseppe Armocida (pp. 64-71). Sulla soppressione di ordini religiosi e sulla confisca dei loro beni tra l'età austriaca e quella francese forniscono dati interessanti Chiara Don di e Roberto Garda (pp. 72-74), dai quali apprendiamo che la politica giurisdizionalistica asburgica, die pur aveva colpito in misura notevole la proprietà ecclesiastica, divenne ben più pesante durante la Cisalpina, assumendo quasi un carattere punitivo. Infatti dal 1796 al 1799 il complesso patrimoniale di chiese e conventi fu praticamente dimezzato. A impossessarsene, comprandoli dallo Stato, furono soprattutto i rappresentanti dei ceti medio-alti.
Sulle trasformazioni urbanistiche verificatesi a Pavia tra il 1780 e il 1820 dà ampie informazioni l'architetto Alberto Arecchi, evidenziandone le cause nelle confìsche di parte del patrimonio religioso, nell'eliminazione delle vecchie fortificazioni e nella realizzazione del Naviglio (pp. 76-85). Di argomento affine la breve relazione di Giancarlo Pepe, che individua nelle demanializzazioni e nella demolizione delle cortine difensive pavesi l'origine del mutato rapporto fra la città e la campagna (pp. 86-88).
Sulle vicende che caratterizzarono l'organizzazione militare a Pavia fra l'età giuseppina e la Restaurazione fornisce molti particolari Fabio Zucca (pp. 90-102) e infine De Paoli traccia un panorama dell'ambiente intellettuale pavese durante la Cisalpina, soffermandosi sulle figure di Giovanni Rasori, Pietro Tamburini, Lorenzo Mascheroni e, ovviamente, Ugo Foscolo (pp. 103-114).
Le conclusioni sul Convegno vengono tratte da Franco Della Peruta, il quale giustamente mette in evidenza il fatto che in quegli anni si andavano diffondendo e affermando forti aspirazioni nazionali: non più fenomeno soltanto letterario, ma autentica esigenza di carattere politico (pp. 115-118). Vorremmo solo aggiungere che il triennio giacobino , nonostante gli errori e i disordini che lo caratterizzarono, portò a Pavia come risulta dalle relazioni una ventata di modernità, la quale, anche se non fu al momento capace di cambiare la società, non fu certamente senza conseguenze.
Interessanti le illustrazioni e i numerosi documenti inediti
GIOVANNI PILLININI
ALDO ACCARDO, La nascita del mito della nasone sarda. Storiografia e politica nella Sardegna del primo Ottocento; Cagliari, AMD Edizioni, 1996, in 8, pp. 219. L. 30.000.
Attorno al 1845 vennero alla luce un insieme di pergamene, codici e documenti cartacei impropriamente denominate Carte di Arborea, in quanto se ne asseriva la provenienza dagli Archivi dei Giudici d'Arborea di Oristano. Si trattava di materiali offerti dal frate Cosimo Manca, del convento di Santa Rosalia di Cagliari, a studiosi che si occupavano della storia e della cultura sarda, primo fra tutti quel Pietro Martini che ne sostenne l'autenticità sino alla morte, nonostante i riscontri negativi delle ripetute perizie tecniche subite dalle Carte. La loro apparizione suscitò un enorme scalpore e sia pure con qualche rara eccezione il