Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1998
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pagina
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277
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Libri e periodici 277
materiale fu inizialmente creduto autentico e venne abbondantemente utilizzato da alcuni illustri storici dell'epoca, in quanto come ebbe a scrivere Loddo Canepa le Carte completavano mirabilmente i punti più oscuri della storia patria durante il periodo giudicale e chiarivano, con abbondanza di dettagli, il problema delle origini dei giudici, le loro genealogie e la storia dell'invasione araba.
In realtà, il valore delle Carte di Arborea andava ben oltre i limitati e angusti confini dell'isola, in quanto esse non solo attribuivano alla Sardegna una fioritura artistica, letteraria, storica e giuridica superiore a quella delle più avanzate regioni italiane, ma antedatavano di qualche secolo attribuendone il primato alla Sardegna la cultura della poesia italiana. La stessa derivazione dell'italiano e delle altre lingue romanze dal latino volgare veniva fatto risalire a Giorgio Lacon, un filologo sardo che addirittura nel XH secolo sarebbe giunto a tale precoce e geniale intuizione.
Come ebbe modo di rimarcare Benedetto Croce nella sua Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono (Bari, 1947), le Carte di Arborea mìsero a rumore il mondo culturale dell'Ottocento. Poco importa se nel 1870 una équipe di esperti accademici dell'università di Berlino capeggiata da Mommsen ne decretò la falsità, dopo un'accurata disamina volta a determinarne ed esaminarne tanto gli aspetti estrinseci (carta, inchiostro, calligrafia) che intrinseci (entrando nel merito dei contenuti). Tale inesorabile verdetto venne ulteriormente rafforzato da Wendelin Forster, docente dell'università di Bonn (1905), ma non vennero mai identificati gli autori della pregevole falsificazione, né mai furono chiariti gli scopi che costoro si prefiggevano.
Freud descrisse con grande efficacia la tendenza di determinati individui a inventarsi la propria storia familiare. Leggendo le Carte sotto questa luce si veda al proposito l'interessante Isola dei coralli. Itinerari di una identità, edito per i tipi della Nuova Italia Scientifica, in cui l'autrice, la psichiatra Nereide Rudas, dedica due capitoli all'argomento al di là dell'indubbio interesse storico che rivestono (vere o false che siano), esse costituiscono una eloquente testimonianza psicoantropologica. È molto probabile che ciò che ha portato alla produzione delle Carte di Arborea sia il buco documentale, la carenza documentaria che negava alla Sardegna e ai suoi abitanti una propria storia e una precisa identità.
Tutto ciò si evince dalla lettura di questo interessante volume di Aldo Ac-cardo, giovane storico algherese, allievo e amico di Girolamo Sotgiu (alla cui memoria il libro è dedicato), autore di una avvincente storia di Cagliari edita nel dicembre 1996 da Laterza. Non bisogna però lasciarsi fuorviare dal titolo, certamente più spendibile da un punto di vista strettamente commerciale, ma poco attendibile, mentre fa fede il sottotitolo, Storiografia e politica nella Sardegna del primo Ottocento. H volume raccoglie infatti alcuni saggi apparsi tra il 1989 e il 1994, dedicati alla cultura dell'Ottocento e incentrati su alcune figure di grande rilievo della storiografia sarda del secolo scorso: da Giuseppe Manno, autore di una citatissima Storia della Sardegna (Torino, 1825-1827) a Vittorio Angius, il cui contributo sulla Sardegna al Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S. M. il R/ di Sardegna curato da Goffredo Casalis si riprometteva di correggere li disonesti giudizi deDi stranieri subiti da un popolo che in un incessante malvagio destino pad la trista disgrazia degli iniqui giudizi altrui; dal già citato Pietro Martini, immeritatamente noto ai più per la sua inossidabile adesione alla veridicità delle Carte di Arborea, piuttosto che per la sua Storia ecclesiastica di