Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XX
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1998
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Ubri e periodici
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EMILIO FALCO, Salvatore Bang/ai. Un repubblicano moderno tra massoneria e irredentismo', Roma, Bonacd, 1996, in 8, pp. 276. L. 36.000.
La figura di Salvatore Barzilai ha incontrato negli studiosi un disinteresse non giustificabile. Esiste la voce curata dal Colapietra nel 1965 per il Dizionario Biografico degli Italiani, ma solo Massimo Civitelli nel 1981 ha dedicato al triestino uno studio monografico, ponendo però come limite cronologico della sua ricerca le elezioni del 1900. Il lavoro del Falco cerca di colmare questa lacuna, mostrando la complessila della personalità politica del Barzilai.
L'autore utilizza largamente fonti d'archivio inedite quali in particolare la corrispondenza di Barzilai e altri con Arcangelo Ghisleri (Domus Mazziniana, fondo Gbisleri), e per il periodo 1915-16 in cui il deputato triestino è ministro senza portafoglio, il fondo Barilai, conservato a Roma all'Archivio Centrale dello Stato. Molto sfruttate inoltre, soprattutto per i primi anni di attività politica, sono le relazioni dei questori di Roma ai prefetti (Archivio di Stato di Roma e Archivio Centrale dello Stato). Importanti per seguire tutta la parabola politica di Barzilai, sono i giornali, in particolare quelli repubblicani, utilizzati anche per illustrare lo svolgimento dei congressi del partito e il ruolo che in essi ha avuto l'uomo politico triestino. I verbali della Giunta del Grande Oriente d'Italia illustrano l'attività massonica di Barzilai. Non sono trascurati infine gli Atti Parlamentari e le fonti edite: i carteggi, le memorie, i diari e i Documenti Diplomatici Italiani.
Spicca l'immediata adesione del giovane triestino agli ideali irredentistici, ai quali resterà fedele per tutta la vita. L'irredentismo di Barzilai è caratterizzato da una sostanziale moderazione e dal rifiuto di iniziative contro l'Austria, da lui ritenute pericolose e vane. Secondo Falco però, col passare del tempo, questo irredentismo assumerà venature sempre più nazionalistiche ed imperialistiche, che porteranno Barzilai, durante e dopo la prima guerra mondiale, ad aderire alla linea di politica estera sonniniana, che tendeva ad affermare una forte influenza dell'Italia nell'Adriatico.
Eletto deputato di Roma nel 1890, Barzilai entra alla Camera come radicale. La sua adesione al partito repubblicano avverrà, secondo Falco, solo cinque anni dopo, nel luglio 1895, quando, in una riunione di mazziniani romani, Barzilai pronuncerà una esplicita dichiarazione di fede nelle idee repubblicane. La posizione che il triestino terrà fino alla rottura del 1912, sarà sempre molto personale e autonoma rispetto alle decisioni degli organi centrali del partito, controllati spesso dalla parte più intransigente del PRI. Barzilai rifiuta in sostanza la concezione moderna del rapporto deputato-partito, che sancisce la predominanza del secondo sul primo.
Molto più netta, rispetto a quella al partito repubblicano, risulta essere l'adesione di Barzilai alla massoneria, che eserciterà una influenza costante sulla condotta politica del deputato di Roma, dall'inizio alla fine della sua carriera politica. All'interno dell'ordine, almeno dall'avvento alla Gran Maestranza di Emesto Nathan all'inizio dei 1896, notevole sarà il ruolo di Barzilai che contribuirà attivamente a formare la linea tenuta dal Grande Oriente.
Se una critica si deve fare al pur ottimo lavoro del Falco, è quella di non essere sempre riuscito a sfuggire al rischio di quell'apologia che pure lo studioso assicura di non aver voluto fate. Talvolta emerge una volontà giustificatoria nei confronti di tutte le azioni di Barzilai, che Falco si preoccupa di assolvere da eventuali accuse di opportunismo politico (per esempio per l'appoggio al I governo Giolitti