Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Lecco. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <320>
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320 Marco Maggiori
anche se fa nascere un dubbio sulle capacità della nazione: Siamo noi prepa­rati a calpestare d'un tratto le catene di rose [sic] che ci tenevano avvinti i polsi, per sollevarci alla dignità della Creatura ragionevole, per consacrare senza posa le menti alla ricerca del Vero, le braccia alla rude fatica, i petti a proteggere la conquistata Unità nazionale? .27)
In ogni modo, per ora, il fatto compiuto è il signore della situazione,2) Il desiderio di uno stato autorevole e l'ostilità al potere del cattolicesimo in Italia dominano l'atteggiamento del giornale.
Lo dimostrano, nel 1872 e 1873, i commenti al disegno di legge sulla soppressione delle corporazioni religiose e sulla liquidazione dell'asse eccle­siastico nel vecchio stato pontificio.
Lasciate cadere le voci ricorrenti su una volontaria partenza del papa da Roma, A.dda si sente incoraggiata a sostenere una politica decisionista, sull'esempio ammirato del kulturkampf bismarckiano, che tolga alla Chiesa le basi economiche della sussistenza.
Le leggi del 1866 e 1867 avevano assegnato allo Stato, ai comuni, alle Provincie, oppure a privati, i beni delle congregazioni religiose caratterizzate dalla vita in comune e avevano soppresso circa 25.000 enti ecclesiastici privi dì cura d'anime o non dediti alla beneficenza.
L'intenzione era di utilizzare per le necessità dello stato il vastissimo patrimonio terriero ecclesiastico sulla base di principi di laicizzazione della società civile e, tendenzialmente, di autonomia della vita della Chiesa, soste­nuta dai propri beni ma anche dal concorso volontario dei fedelL
Però il governo nel 1873 intese tener conto degli effetti all'estero della legge, cioè del fatto che in Roma avevano la loro sede organismi religiosi svolgenti un'attività di carattere intemazionale: scelse perciò un'attenuazione della linea di pura e semplice soppressione di pochi anni prima.
Li pratica non vennero coinvolte le case generalizie degli ordini reli­giosi, suscitando le critiche vivaci della Sinistra parlamentare e non.29)
Pochi giorni prima del 20 novembre 1872, data di presentazione del progetto di legge governativo alla camera, Vsldda riporta, dal giornale garibal­dino Il Suffragio Universale di Roma, l'articolo di un quotidiano viennese in cui si accusa il re di essersi alleato col presidente della repubblica francese Thiers, premuto dai clericali d'oltralpe, col fine che gli ordini religiosi non saranno soppressi in Roma , o almeno allo scopo di rendere tanto roseo e blando il testo della legge da non far perdere le proprietà alle corporazioni.
ty Rivista politica, 8 luglio 1871.
2) Ibidem,
ty Sull'argomento si veda CARIO M. FIORENTINO, Chiesa e Stato a Roma negli anni della Destra storica, il trasferimento della capitale e la soppressione delle Corporazioni religiose, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1996.