Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Lecco. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <324>
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Marco Maggiori
Esisteva infatti in Italia un contrasto tea il monopolio antiliberista, gui­dato dalla Banca Nazionale, e le altre banche, come le banche popolari, che volevano partecipare ai privilegi degli istituti di credito dominanti nel paese. Non essendo stata istituita una banca centrale dello stato (o Banca d'Italia) che curasse i problemi generali della moneta e dell'emissione dei biglietti circolanti, il potere di emissione apparteneva, in misura maggiore, alla Banca Naaonale derivante dalla Banca Nazionale degli Stati Sardi, e in misura minore alla Banca Nazionale Toscana, alla Banca Toscana di Credito, al Banco di Napoli, al Banco di Sicilia e, dal 1870, alla Banca Romana.
Nel 1873, al momento della crisi finanziaria internazionale, l'Italia si trovò di fronte al notevole aumento della circolazione dei biglietti, al peggio­ramento della bilancia commerciale, al rientro dei capitali francesi ed al conseguente aumento di disoccupazione e di scioperi
All'inizio del 1874 ci fu l'approvazione, da parte del governo Minghetti, della legge bancaria del 30 aprile, tesa a frenare il potere di condizionamento della Banca Nazionale e delle altre cinque banche cui erano demandate sostanzialmente le decisioni sulla circolazione monetaria.
La legge istituiva un consorzio obbligatorio delle sei banche e poneva dei limiti precisi all'emissione dei biglietti.
I dirigenti della Banca Nazionale e gli speculatori, per proprio interesse, chiedevano invece allo stato di autorizzare un aumento della circolazione, cui erano contrari gli ambienti industriali ed agrari, timorosi soprattutto dell'inflazione.
Fin da gennaio YA.dda prevede ottimisticamente che nella Commissione parlamentare che sta esaminando il progetto di legge si arrivi alla proposta per cui le banche popolari potranno avere una partecipazione nel consorzio di trenta milioni ,43) assumendo dunque anch'esse, pur in misura minima, qualche potere di decisione. Il liberismo del giornale non esclude affatto un interventismo statale di fronte a interessi precisi, in questo caso di fronte alla opportunità di far nascere e crescere in Italia un risparmio diffuso, utile al progresso economico della nazione. Tale era lo spirito da cui nasceva e si sviluppava l'attività delle banche popolari, sostenute dall'economista Luigi
1871: Si asserisce che Fon. Alvisì abbia presentato alla Camera un progetto d'istituzione della Banca dello Stato, la quale dovrebbe emettere carta a corso forzoso, guarentendola con obbligazioni ecclesiastiche e con cartelle di rendita; sarebbe in tutto dipendente dal Governo, e varrebbe a svincolare lo Stato dalla soggezione verso la Banca nazionale sarda: i profitti dovrebbero essere tutti della Banca medesima, cioè dei contribuenti, perché sarebbero investiti in modo da contribuire col tempo alla cessazione del corso forzoso: le banche esistenti potrebbero entrare a farne parte, come in una società di mutua assicurazione, e così la libertà bancaria dovrebbe diventare una realtà.
4S> Rassegna politica, 28 gennaio 1874.