Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Lecco. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <336>
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336 Marco Mangioni
Dopo la bocciatura, a fine giugno 1873, di diversi provvedimenti finan­ziari di Sella e l'assunzione del governo da parte di Minghetti, che aveva anche la carica di ministro delle finanze, questi presentò al parlamento, il 27 novembre 1873, il suo progetto di maggiori entrate per 40 milioni.82) La discussione dei mesi successivi portò all'approvazione di tutte le proposte, pur con maggioranze risicate, tranne quella sulla nullità degli atti giuridici non registrati, al fine di assoggettarli tutti al fisco, pena una sanzione.
Questo è l'unico punto dei complessi provvedimenti che venga reso noto e commentato òaSHAdda, inizialmente augurandosi un controprogetto, successivamente annunciando la disponibilità di Minghetti a sostituirlo con l'aumento di un decimo dell'imposta fondiaria, infine riferendo con dovizia inusuale della proposta alternativa dell'onorevole Francesco De Luca, della Sinistra moderata (o Sinistra giovane) per un aumento dell'imposta di regi­stro e bollo.83) Il motivo di tanto interesse si spiega tenendo conto che le proteste dal paese provenivano soprattutto dalle camere di commercio, le più danneggiate dal provvedimento, difeso accanitamente e inutilmente da Min-ghetti: nella votazione fu bocciato infatti per 166 voti contro 165.84)
un punto, la richiesta di aumento della tassa sui tessuti da cui si prevedeva un maggiore introito per lo stato di dieci milioni II giornale sottolinea (Notizie politiche, 19 aprile 1873) che la proposta di una tassa sui tessuti è stata ritirata dal Sella stesso per essere modificata, e infine (Matassapolitica, 7 maggio 1873), con preoccupazione, che non mancano i progetti di nuove tasse e balzelli, risuscitando la famosa tassa sui tessuti.
Si trattava di maggiori entrate da tassazione della ricchezza mobile, del macinato, dei titoli di borsa, dell'alcool e della birra, dei fabbricati e altro, compreso il provvedimento più discusso e poi respinto dalla Camera, cioè la legge sulla nullità degli atti giuridici non registrati. Si veda A. MAZZOLENI, op. ci/., p. 366 e G. MARONGM, op. ci/., pp. 295-296.
9 Rassegna politica, 29 aprile 1874 e 16, 20, 27 maggio 1874.
Minghetti, parlando alla Camera il 21 maggio 1874, dichiarò: Si è parlato, o signori, delle proteste fatte dalle Camere di Commercio. [...] Io rispetto le Camere di Commercio, feci sempre un gran conto delle loro considerazioni; ma in verità in materia d'inefficacia degli atti giuridici, non sembrano le sole Camere di Commercio quelle che potrebbero dare le norme da seguirsi (G. MARONGIU, op. ci/., p. 296). Quanto alla difesa degli interessi delle piccole banche, a cui apparteneva la Banca popolare di Lecco fondata nel 1872, l'Adda si oppose, come la Sinistra e buona parte della Destra, al rafforzamento di certi poteri delle banche principali, ad esempio all'assegnazione solo ad esse del servizio di tesoreria dello stato (Rivista polìtica, 9 luglio 1870) oppure alla facoltà esclusiva di soddisfare alle esigenze nazionali di circolazione cartacea. Per comprendere la posizione del giornale si deve intendere che le banche popolari sorsero negli anni '60 in Italia con l'intento di aiutare il piccolo credito e quindi per operazioni solidaristiche di mutualità popolare col tenue contributo mensile dell'artigiano, secondo lo spirito della cooperazione. In realtà l'appellativo popolare divenne presto una petizione di princìpio. Si veda ad esempio quanto accadde nel 1871 all'atto della costituzione della banca locale di Sondrio: A Sondrio nel 1871 il progetto di statuto presentato all'Assemblea costitu­tiva dei soci viene subito messo in discussione "dal riflesso che la classe commerciale e possidente figura nell'elenco degli azionisti in forte prevalenza sulla classe operaia (...] sicché è mestieri che la nostra banca rivolga le sue cure in ispccial modo ai bisogni del commercio, i quali si avvantaggiano tanto maggiormente quanto più ampia è la sfera, entro la quale si fanno le operazioni di credito". E l'assemblea non ha imbarazzi a mettere in minoranza il presidente