Rassegna storica del Risorgimento

SAVOIA-CARIGNANO (DI) EUGENIO
anno <1921>   pagina <473>
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È principe Eugenio di Óarignano eoe, 473
La sua fine rapida, dovuta a cause ben diverse da quelle ufficiali addotte dai famigliari e da quelle leggendarie, fu si­curamente agevolata dall'eccessiva tensione elei suo spirito. Il conflitto doloroso con Garibaldi per Nizza francese,- le preoccu­pazioni per Venezia .austriaca, le laboriose pratiche per risolvere pacificamente la questione romana non furono le sole cause del suo esaurimento. Il problema dell'assorbimento dell'Itala meri­dionale nel regno nascente, problema che a differenza degli altri richiedeva una pronta soluzione, preoccupò spaventosa­mente il conte di Cavour. Questa lettera al Nigra, irosa con­tro il Principe di Óarignano, rivela il terrore di sentirsi di nuovo sulle spalle tutto il peso del governo di Napoli. Farmi, suo fido, si era liquidato nel tentare di indirizzare le cose sulla via giu­sta: dopo il Principe chi avrebbe assunto il grave fardello?... Perciò, mentre al Della Rocca scriveva cortesemente e al Prin­cipe, come vedremo fra poco, in tono deferentissimo, con il Ni-gra dava sfogo ai propri sentimenti invocando almeno da lui il ritiro delle dimissioni per non trovarsi abbandonato da tutti.
La lettera di Cavour al Principe, ultima delle scritte in quel giorno per la faccenda delle dimissioni, come è detto nella pre­cedente confidenziale al Nigra, è la seguente:
Turili 35 fóvrier 1801.
Motiseigneur.
La lettre qtte Y. A. ni'a fait l'honnear de m'éorire mia profondément affiigé. L'idée quo V. A. penso quo .fai pu manquer sax sentiments de re-spectueuse reconnaissance que je lai clpis m ' est bien perniile.
J'ai la conscience d'avoir fait tonfc ee qui dependait de mei poni- quo la haute posrtion que V.. A. occupo à Naples fot teli- qn'EUe a le di-oit de l'esiger.
Respectant sa jnste susceptìbilìté, je me suis offorce de sooonder toutes les demandes, j'oserni dtee tons les déairs qa'Elle a mauifestes. Saonant coin-ment ce qui s'óorit de loìn petit ètre mal interpretò, je me snis constamment abstenu de luì adrosser des conseils, et memo de lui Miro la inoindre observa-tion. Ma confianco dana Votre A. a été si grande que j'ai accepté la respon­sabili té de tous les aotes sana le discuter.
Une seri le fois je me snis fcronvo en desaooord avec V. A. et jlai orti de moafdvoir dfaprès Xes ftdies da Roi do lo lai fairo connaftre d'uno manière franche et loyale. Si j'fli blessó les justes susceptibOités do V. A., jo lui en demando sincerenient pardon. J'ai pu me tromper. Mais en m'opposant à co qne V. A. pmt lo commandemont do Parme qui faisaft lo siègo de Gaeta, j'ai oru non seulemont remplir un devtìrr envera mon pays, mais encore lui