Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Lecco. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <348>
immagine non disponibile

348 Marco Mangioni
ricca di gloriose storiche tradizioni bastò al genio di Moltke poco più d'un mese, ed or ne sono trascorsi due durante i quali un popolo inerme, sorpreso e riscosso dalla infida tranquillità in cui l'avevano perfidamente sepolto, tiene da solo la campagna, obbliga il nemico a dividere le sue numerose coorti e dirigerle su tutti i punti del vasto territorio, combatte, non si scoraggia nelle sconfitte, e non ancora ha subito un disastro che rassomigli a quelle due codardie che han nome Sedan e Metz.112)
Pure l'entusiasmo per la decisione di Garibaldi di intervenire coi suoi volontari, alla fine del 1870, in difesa della repubblica francese (il fiore del Garibaldinismo accorre volonteroso a propugnare l'idea),11?) ha origine dal carattere di lotta popolare contro lo straniero che il conflitto aveva.
Ma pochi mesi dopo, quando la ribellione parigina della Comune tra­sformò la rivolta dei francesi da lotta per l'indipendenza in conquista di un nuovo assetto sociale, i fulmini del giornale non si differenzieranno da quelli dei moderati.114) Capita insomma che le forze della Sinistra echeggino le proposte più democratiche, garibaldine e mazziniane, facendo trapelare di mantenerle in vita per inerzia o entro precisi limiti piuttosto che per credibi­lità politica.
A tale atteggiamento appartiene in fondo anche l'appoggio all'idea gari­baldina del concordato internazionale obbligatorio come metodo di soluzione
Rivista politica, 5 novembre 1870. La scomparsa, in tempi lontani, degli eserciti per­manenti è in Rivista politica, 8 gennaio 1870. Sul problema della nazione armata si apriva uno dei tanti contrasti tra Garibaldi e Mazzini: questi voleva che ogni cittadino fosse un soldato, ma Garibaldi ribatteva che in tal modo si sostiene l'idea del siate tutti soldati, tutti generali, con tipico atteggiamento da dottrinario la cui conseguenza è siate tutti un bordello (G. GAHBAIDI, Scrìtti e discorsi politici e militari cit, p. 539). A p. 540 la stessa accusa è rivolta al repubblicano spagnolo Castelar che viene giudicato positivamente in alcuni artìcoli dallM<//fa. L'importanza data all'organizzazione ed alla disciplina avvicinava Garibaldi alle tendenze socialiste e filomarxiste, disposte ad accettare il suo militarismo rivoluzionario (A. ROMANO, L'egemonia borghese e la rivolta libertaria (1871-1882), Bari, Laterza, 1966, p. 250). Nel suo realismo Garibaldi sapeva scendere istintivamente nel campo del possibile e, propugnando 1* Esercito-Nazione , non voleva affatto il disarmo finché una dozzina di maestose famiglie mantengono il mondo nello stato d'anarchia in cui lo vediamo (G. GARIBALDI, op. cit, p. 204, in una lettera del 1 gennaio 1876 al direttore della Capitale). Conseguentemente, rivolgendosi alla gioventù italiana, in una lettera del 9 maggio 1876, dichiarava: All'esercizio della carabina io v'invito, miei giovani compagni, [...] nel caso in cui l'Italia vi chiamasse ancora a difenderla dagli oppressori (G. GARIBALDI, op. cit., p. 239): è un esempio del suo sostegno alle associa­zioni di tiro a segno che si diffusero allora in Italia. Per Garibaldi erano un passo verso la nazione armata.
1*3) Rjp/sta politica, 22 ottobre 1870. Va considerato comunque anche l'esempio di un'Italia combattiva ed esuberante che Garibaldi stava dando ai patrioti
!l4) Basti citare la Rivista politica del 15 aprile 1870: Il regno del terrore fu inaugurato con una serie di Decreti grotteschi, la cui pratica applicazione, ove potessero perdurare, segnar dovrebbe la mina morale ed economica della società.