Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Lecco. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <357>
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L'Adda di Lecco 1870-1876
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gli oppositori politici141) e la situazione si aggravò nel 1874 coi tumulti contro gli aumenti dei prezzi, con la tentata insurrezione anarchica e gli arresti dei mazziniani ai primi di agosto, con le disposizioni e poi il progetto di legge sui poteri eccezionali di pubblica sicurezza: il tutto proprio mentre per novembre erano indette le elezioni politiche. I mazziniani pensavano ormai che il governo si accanisse contro di loro più che contro i cattolici.142)
Da parte sua l'Adda riferisce sui disordini di Forlì, a fine 1874, con 24 arrestati per disobbedienza alla forza pubblica e 10 tra loro processati (con scelta casuale, afferma il giornale), nonostante le provocazioni delle forze dell'ordine emerse durante le deposizioni che portarono all'assoluzione di tutti gli imputati.143)
Tali avvenimenti suscitavano delle riflessioni sulla politica dell'ordine pubblico in Italia. Ecco perciò la pubblicazione, ad inizio di dicembre, di tre articoli riportati dall'Annuario Isterico Italiano di Mauro Macchi e aventi per titolo Carcere preventivo ed arretrati giudiziarii in Italia . Essi offrono interessanti dati statistici sulla popolazione carceraria italiana e si traducono in una denuncia, peraltro senza particolare acredine, della violenza gratuita del sistema. Dalla Direzione generale delle carceri si viene allora a conoscere che i detenuti in Italia, al 31 dicembre 1870, sono 66.868, contro i 56.000 della Francia che ha una popolazione superiore di un terzo, mentre i detenuti sotto processo sono normalmente intorno ai 23.000 (in Francia 4 o 5.000). Si
,41> Anche per Lecco il problema viene posto da un articolo del 7 agosto 1872 (gAJPOnor. Redattone dell'Addò) in cui l'autore (un collaboratore che si firma con lo pseudonimo di Balsamo Incudini) propone la soluzione di nove problemi concreti per una migliore convi­venza civile nella città: il nono richiede la costruzione di nuove carceri essendo quelle esistenti prive di un'infermeria e di un cortile. Paria poi, caso non raro, di detenuti rilasciati dopo qualche mese per innocenza o insufficienza d'indizi. Fa l'esempio di un detenuto di Valmadrera: Un povero muratore di Valmadrera, durante il famoso processo di Ballabio, fu posto sotto chiavistello per nove mesi Benché giovane e robusto, ne usci che sembrava un acciacioso [sic] di sessantanni , Invece il 26 novembre 1873 Ernesto Pozzi riferisce, in uno dei quattro articoli dedicati alla vita del garibaldino filosocialista e libero pensatore Luigi Castellazzo, suo compagno con Garibaldi nella campagna di Francia del 1870, della sua detenzione per cinque mesi, a parare dal marzo 1873, con l'accusa di cospirazione contro la forma di governo monarchica. Il tutto seguito dal solito non farsi luogo a procedere.
9 Le eledoni, 20 giugno 1874.
,49 Articolo senza titolo riportato dall'Epoca il 9 dicembre 1874. Significativi i fatti espo­sti: Dalle deposizioni poi dei due ufficiali dell'Esercito fu escluso affatto il reato d'assem­bramento ed emerse manifesta la prova che la gente che trovavasi nel recinto del cimitero ne sarebbe certamente uscita alla terza intimazione, ma un cordone di soldatesca che recingeva il locale, ne otturava gli ingressi, ed impediva l'uscita. Resultò poi da tutto l'insieme delle testimonianze che mentre una parte dei soldati con baionetta in canna si fugava dietro alla gente che si affrettava a raggiungere l'uscita del cimitero, altra parte che si trovava appunto agli egressi andò incontro ai fuggenti, i quali perciò aggrediti davanti e di dietro, si rifugiarono in un cantone ove furono accerchiati dalla forza e trattenuti per circa due ore in arresto in aspettazione delle istruzioni superiori, al seguito delle quali fu lasciato alla balia dei delegati e delle guardie di sicurezza di restituire la libertà a quelli che più loro garbassero.