Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <370>
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Federico Smietile
Vandalo corrispondente del Fanfulla di Roma, si limita a riferire i fatti;") Cimone (Emilio Faelli), corrispondente del radicale Don Chisciotte di Roma, nota che, dopo la contestazione, tutte le parti politiche erano state solidali con Ferrari.12) Ballarmi, per il Pungolo di Napoli si abbandona ad una previ­sione, che in realtà è un auspicio e un desiderio:
[...]. A Rimini deputato Ferratiti avendo severamente censurato radicali[J ebbe entusiastica ovazione monarchica. Probabile duello composto pacificamente. Ma credesiy dopo questi incidenti!,] distacco Ferrari da radicali come avvenne a Cesena per Saladini fé] a Forlì per Fortis.13)
Se infatti è possibile sostenere un distacco di Saladini dai radicali, non altrettanto si può fare per Fortis e men che meno per Luigi Ferrari, che nei giorni successivi alla visita del re in Romagna, tende a ridimensionare il significato politico del suo atto. Egli sostiene di aver ricevuto Umberto I per una pura forma di cortesia. In realtà appare evidente che Ferrari, acco­gliendo il re, ha voluto mostrare di non aver nulla a che fare con qualsiasi tipo di intransigenza istituzionale, e di ritenere necessaria una distinzione netta tra radicali e repubblicani. Significativa in questo senso è la sua lettera a Caldesi, del 7 settembre 1888
H partito radicale è legalitario [...] il partito repubblicano è di sua natura ri­voluzionaria. H partito repubblicano antepone al programma la forma di governo; il partito radicale antepone la formula imprescrittibile della sovranità nazionale [...] .14)
Due partiti separati nettamente dunque. H partito radicale deve, secon­do Luigi Ferrari, inserirsi, senza preconcetti, nel gioco parlamentare per influenzare, per quanto possibile, la politica dei governi È in pratica la linea possibilista che persegue Cavallotti in quegli anni con, secondo lo stesso leader radicale, una dose di impazienza di troppo nel romagnolo.15)
) ACS, Crispi DSPP, se 73, f. 446, sottofasc 1, telegramma del 31 agosto 1888.
,2) Ivi, telegramma del 1 settembre 1888.
13) hnt telegramma del 5 settembre 1888.
tfl M. RIDOLPI, Il partito cit, p. 158.
*9 L'accusa di impazienza emerge in due lettere di Cavallotti a Emilio Giampietro dell'inizio del 1892. Nella prima, del 12 gennaio 1892, Cavallotti scrive di aver inviato una lettera al Secolo per cercare di limitare le isterìe provocate dall'impazienza di Ferrari. Nella seconda, del 13 dello stesso mesi, Cavallotti si raccomanda di far leggere ciò che egli scrive a Ettore Ferrari e a Canzio, ma non a Luigi Ferrari che [...] mi sembra che [...] abbia una grande impazienza di far da se, anche compromettendo il lavoro comune [...] . Entrambe le lettere sono pubblicate in FELICE CAVALLOTTI, Lettere 1860-1898. Introduzione e cura di CRISTINA VERNIZZL Prefazione di A. GALANTE GARRONE, Milano, Feltrinelli, 1980, pp. 292-293 e 294-296.