Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno
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1998
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pagina
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371
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II radicalismo difficile di L. Ferrari 371
H progetto di fare del partito radicale un partito pronto ad assumersi responsabilità di governo del paese che non significa però sostenere un ministerialismo ad ogni costo, è perseguito coerentemente da Ferrari, che nel 1890 partecipa al congresso della democrazia italiana da cui esce 11 Patto di Roma,16) vero programma di governo del partito radicale, e nel 1891, alla caduta di Crispi, fa parte del gruppo che segue Cavallotti nella decisione di appoggiare il nuovo governo, presieduto dal di Rudinì, e che vede in posizione di preminenza, quale ministro degli interni, Giovanni Nicotera, vicino ìn quel momento ai radicali. Ferrari approva la decisione di Cavallotti fino in fondo, e all'inizio del c92, è ancora accanto17) al leader radicale che, sebbene sia ormai passato all'opposizione, si trova costretto a spiegare la condotta politica dei mesi precedenti, con il faticoso discorso tenuto alla Sala Dante di Roma il 17 febbraio.
L'avvento di Giolitti nel maggio di quello stesso 1892, fa ritenere a Ferrari essere giunto il momento dell'ingresso nel governo per il partito radicale. Questa convinzione incontra però l'immediata ostilità di Cavallotti. H gruppo cavallottiano, che si era venuto a formare nei mesi del governo di Rudinì, e che si era contrapposto ai repubblicani guidati da Bovio, si divide in due frazioni: Cavallotti, Giampietro, Canzio, Ettore Ferrari e, inizialmente Ferri, si schierano subito contro il nuovo esecutivo. Luigi Ferrari, insieme a vari altri deputati, definiti da allora con una punta di disprezzo, radicali legalitari,19) appoggia il tentativo di Giolitti che cerca immediata mente di approfittare delle divisioni interne ai radicali, offrendo a Ferrari di entrare nel nuovo ministero, come sottosegretario alla pubblica istruzione, essendo ministro Ferdinando Martini
Cavallotti, in una intervista al Secolo di Milano, nega recisamente che questa offerta sia sufficiente per guadagnare al ministero l'appoggio dell'estrema sinistra19) e precisa che la proposta di Giolitti va considerata come fatta al solo Ferrari, a titolo puramente personale, essendo il riminese: [...]
9 Sul Patto di Roma, vedi GIOVANNI SPADOLINI, I radicali dell'Ottocento da Garibaldi a Cavallotti, Firenze, Le Monnier, 1982, pp. 82-89.
17> Oltre a Ferrari sono, anche fisicamente, vicino a Cavallotti in quel difficile tran-gente, Ettore Ferrari, Giampietro, Mussi, Barattai, Canzio, Tassi, Basetti, Rampoldi, Tabacchi, Guelpa, Caldesi, Pais-Scrra, Ferri, Steli uti-Scala, ossia coloro che avevano condiviso con Cavallotti la responsabilità del sostegno al governo di Rudinì-Nicotera. Sul discorso della Sala Dante si veda sul Secolo del 18-19 febbraio 1892 la corrispondenza di ACHILLE BlZZONl, Il discorso di Cavallotti,. II discorso in questione è ricordato da RAFFAELE COLAPIETRA, Il radicalismo legalitario. I, in Rassegna di politica e di storia, a. Vili (1962), n. 93, p. 31 e da A. GALANTE GARRONE, Cavallotti àt., p. 602; ID., I radicali cit, p. 301.
!*) Fortis, Severino Sani, Guelpa, Barellai e poco più tardi Mussi, sono alcuni dei nomi più rappresentativi di questi legalitaria;
>") Cavallotti parla di estrema sinistra, intendendo con questa espressione solo gli oppositori di Giolitti, Oggettivamente il leader radicale si allinea a quelle posizioni dei repubblicani partecipazionisti, guidati da Bovio e da Imbriani, con cui si era spesso duramente scontrato nei mesi precedenti.