Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <375>
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11 radicalismo difficile di L. Ferrari 375
L'onorevole mio amico Cavallotti, al quale la foga dell'eloquenza non mi im­pedi mai di conservate da parte mia, i più intimi e devoti sentimenti dell'animo mio, ha creduto lanciare in mezzo a quest'Assemblea un'allusione che evidente­mente mi offende32) [...]. Non ci sono impazienze [corsivo mio] nell'animo mio, [...]. Se ne avessi avute, prima d'ora avrei potuto sedere sui banchi del Governo. Io ho un concetto diverso dal suo per quanto riguarda la politica del mio paese. Io credo che un concetto puramente critico e negativo non sia degno dei rappresentanti della nazione; non si deve solo criticare gli atti del Governo, si deve porsi nella condi­zione di attuare [...] i propri principi,33)
La decisione di Luigi Ferrari di appoggiare Giolitti viene accolta, come prevedibile, in modo estremamente negativo dagli intransigenti, ossia dai repubblicani e dai pochi cavallo ttiani rimasti fedeli al loro capo. Un passo della corrispondenza di Achille Bizzoni per II Secolo appare particolarmente significativo: [...]. Del passaggio di Luigi Ferrari al partito Crispino [corsivo mio], pochi si meravigliano, perché da lungo tempo tentennante, si tenne a disagio nelle file di un partito il cui programma preclude soddisfazioni di una brillante carriera.34)
Sarebbe dunque il mero desiderio di far carriera ad aver spinto Ferrari verso il rninistero e verso un partito Crispino al quale al contrario non sembra poter essere affiliato, e men che meno nel maggio 1892. Ma Bizzo­ni, come molti altri commentatori politici del tempo, riteneva che il ministe­ro Giolitti vivesse solo grazie alla volontà di tre uomini: Zanardelli, Rattazzi (in rappresentanza del re) e appunto Crispi. Ma se è certo l'appoggio dei primi due al ministero, non altrettanto può dirsi per quel che riguarda l'ex presidente del Consiglio che, già violentemente ostile alla designazione di Giolitti a capo del governo,35) ostentò, in pubblico, il più stretto riserbo nei confronti del rninistero, fino al gennaio 1893, allorché, cavalcando Tonda dello scandalo della Banca Romana, passò apertamente all'opposizione. Ma
3*) Un momentaneo ravvicinamento personale più che politico tra Ferrari e Cavallotti si ebbe nei giorni successivi, stando almeno al telegramma che Giampietro invia a Cavallotti da Napoli il 4 giugno 1892: Tuttoché malato più che di febbre di neuroastenia molestis-simaU pure inviotì plauso per stupendo squarcio di poesia e patriottismo e congratulazioni per riconciliazione con Gigi e Barilai [corsivo mio] che compiva mio arcieri rissimo voto[. Àbbrac-ciovi, Emilio. Fondazione Feltrinelli Milano [d'ora in poi FFM], Cavallotti, f. Giampietro Emilio.
33 Ap Camera, XVII Legislatura, I Sessione, Discussioni, Tornata del 26 maggio 1892, p. 7295.
) Il Secolo, 26-27 maggio 1892, A. BlZZONl, La situazione del ministero dopo il voto, Roma, 26 maggio.
35) Vedi TOMMASO PALAMENGHI-CRISPI, Giovanni Giolitti, Saggio storico-biografico (con documenti dell'archivio Crispi), Roma, L'Univeraelle, s.d., pp. .18-24 e DOMENICO PARINI, Diario di fini secolo* a cura di EMILIA MORELLI, Roma, Bardi, 1961, voi 1, p. 90 e p. 102 per il tempestoso colloquio avuto da Crispi col re nel maggio 1892 e per la sua violenta invettiva contro Giolitti