Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <379>
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II radicalismo difficile di L. Ferrari 379
di Rimini, ricostituito col ripristino dell'iininominale, ottenendo la quasi unanimità, il 96,49 dei voti validi45)
Il sostegno che Ferrari darà a Giolitti sarà costante.4 H 25 maggio 1893 entra nel governo con la carica di sottosegretario agli esteri, ministero retto da Benedetto Brin. Non sembra in verità, che l'opera di Ferrari alla Consulta sia stata particolarmente significativa. Ma la sua partecipazione al governo era importante in quanto rappresentava l'ingresso nel gabinetto, anche se in un ruolo politico non di primo piano, di quel radicalismo legalitario che si era staccato da Cavallotti Tanno precedente.
Nel novembre 1893, travolto dagli scandali bancari, cade il ministero GiolittL Nei confronti del risorto Càspi, Luigi Ferrari riprende inizialmente quella linea di condotta che egli aveva tenuto già nel 1887, al primo avvento dello statista siciliano al potere.
Per cercare di chiarire la politica tenuta da Ferrari nei suoi ultimi due anni di vita, si deve esaminare con attetmone la sua condotta alla Camera.
Un dato statistico colpisce immediatamente: se si osservano le 17 vo­tazioni per appello nominale che si tennero nel periodo marzo-luglio 1894, si nota che il Ferrari votò a favore del governo solo cinque volte. Nove sono invece i suoi voti contrari; una astensione, sull'ordine del giorno di fiducia presentato da Abele Damiani il 3 marzo 1894, che in pratica appro­vava la linea di condotta del ministero in Sicilia e in Lunigiana. Una volta Ferrari risulta assente.47)
Come si vede non è questo il curriculum di un ministeriale, anche se non mancano i voti a favore di Crispi. Si può dire però che per qualche
45> IJS eledoni al Parlamento subalpino e al Variamento italiano. Storia dei collegi elettorali dalle eledoni generali del 17-27 aprile 1848 a quelle del 21-28 marp 1897 [d'ora in poi Storia dei collegi], Roma, Tipografia della Camera, 1898, p. 552. 1/1,1 fu la percentuale dei voti dispersi
4*0 Su 14 votazioni per appello nominale che si tennero nel periodo dicembre 1892-luglio 1893, Ferrari votò per ben 13 volte la linea sostenuta dal governo. Solo il 15 marzo 1893, quando si discuteva un ordine del giorno presentato dal moderato Colombo, Ferrari risulta assente.
**) Una tabella con i voti espressi da tutti i deputati nelle votazioni per appello nomi­nale tenutesi alla Camera nel 1894, è conservata in ACS, Crispi DSPPt se. 100, f. 621, ma risulta incompleta, mancando le due votazioni tenutesi l'il luglio 1894. L'11 dicembre 1894 si terranno inoltre due votazioni nominali in conseguenza della presentazione da parte di Giolitti del suo famoso plico. Bonghi e De Nicolò proposero in sostanza che la Camera non accettasse il plico in questione. Crispi e il governo si astennero, Ferrari, con Cavallotti ma anche con Fortis, votò contro entrambe le richieste che furono nettamente respinte (Ap Camera, XVIII Legislature, II Sessione, Discussioni, Tornata dell'I 1 dicembre 1894, pp. 116-117 e 117-119). La Camera sarà prorogata la sera del 15 dopo che nel pomeriggio, pur non venendo raggiunto il quorum dei 3/4 dei votanti, necessario per consentire alla Camera di discutere di un argomento non all'ordine del giorno (la relazione sul plico), i sì erano stati 188, i no 179 (maggioranza 276). Ap Camera, XVIII Legislatura, II Sessione, Discussioni, Tornata dell'I 1 dicembre 1894, pp. 221-222. La votazione si tenne a scrutinio segreto.