Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <380>
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Federico Smidile
tempo Ferrari abbia concesso a Crispi quella tregua che il presidente del Consiglio aveva chiesto a tutti i partiti della Camera nel dicembre 1893.
Un cenno particolare merita l'astensione decisa dal deputato radicale il 3 marzo 1894. In quella tornata Ferrari presenta un ordine del giorno molto prudente in cui si legge che
La Camera invita il Governo a regolare con un disegno di legge le questioni che formarono oggetto dei Reali Decreti 3 e 16 gennaio, a proporre provvedimenti che valgano a togliere le più stridenti ingiustizie economiche e amministrative rivelatesi in alcune province del Regno.48)
L'intervento che illustra l'ordine del giorno è sostanzialmente di critica all'operato del ministero. Ferrari dichiara di non poter giudicare sulla neces­sità o meno della proclamazione degli stato d'assedio in Sicilia e in Lunigiana. Non comprende e non approva però la decisone di Crispi di non riaprire la Camera dalla fine di dicembre del '93 al 20 febbraio 1894. Questo atteggia­mento dà l'impressione che il governo, quando ritiene necessario sospendere le garanzie costituzionali, non senta il bisogno di sottoporre questa decisione al Parlamento, che viene anzi tenuto chiuso per ragioni di opportunità politica. Ferrari non intende assumere atteggiamenti tribunizi, lamentando la ferita inferta all'autorità della Camera, ma chiede al Presidente del Consi­glio se si renda conto di aver intrapreso una azione rivoluzionaria di abbat­timento del prestigio della Camera, cavalcando rantiparlamentarismo pre­sente in una grossa parte dell'opinione pubblica. E conclude
Io non so, quale sia il parere dei colleghi che siedono da questo lato della Camera; ma per conto mio vi dico che non tregua, ma appoggio disinteressato, leale e costante sono pronto ad accordarvi: ma ad una sola condizione, che voi non iniziate un'opera di riparazione deprimendo ancor di più [...] il prestigio del Parla­mento e delle libere istituzioni.4?)
Ferrari si concentra, come quasi tutti gli oratori, socialisti esclusi, sulla violenza fatta alla Camera, tenuta fuori dalle decisioni del governo e si colloca, in sostanza, su una linea di critica alla condotta di Crispi, non arrivando peraltro a votare la sfiducia, astenendosi sull' ordine del giorno di fiducia, presentato alla fine del dibattito, da Damiani.50) Ferrari, con questa
Ap Camera, XVTII Legislatura, I Sessione, Discussioni, Tornata del 3 marzo 1894, p. 6876.
Ivi, p. 6879.
3Q Uo.d.g. Damiani tu approvato con 342 voti favorevoli contro 45 e 22 astenuti. Ol­tre a Ferrati tra i radicali si astennero Fortis, Manfredi, Giovanni Martini, Mario Panizza, Rossi-Milano, Stelluti-Scala e Vischi, tutti ex legalitari. Il resto dell'estrema sinistra coaliz­zata votò7 contro {ivi, pp. 6910-6911).