Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <381>
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11 radicalismo difficile di L. Ferrari 381
via di mezzo, conferma quell'atteggiamento di attesa che aveva tenuto sin dal ritorno di Crispi al governo.
La tregua ha termine per Ferrari il 23 aprile 1894 quando vota a fa­vore di un ordine del giorno presentato da Cavallotti,51) mentre Fortis si dichiara contrario. Non è dunque esatta Paffermazione di Colapietra secondo la quale Ferrari sì sarebbe dissociato per la prima volta da Fortis il 15 maggio 1894, presentando un ordine del giorno puro e semplice, ritenuto da Crispi di opposizione, durante il dibattito sul bilancio del ministero della Guerra.52) A ben guardare, tra i due deputati romagnoli si manifesta una differenza di tono, e di contenuti politici, anche se non di voto, già durante la discussione del 3 marzo 1894. Fortis, infatti, pur ritenendo lo stato d'assedio il male minore, affermava di non poter esprimere un giudizio dettagliato poiché ignorava i motivi che avevano spinto il ministero a proclamarlo. Non si sente in grado di dare un voto di fiducia, ma offre a Crispi un Bill d'indennità* con il quale la Camera avrebbe regolarizzato a posteriori l'opera del governo.53)
Pur non votando la fiducia a Crispi, Fortis non si duole dunque dell'offesa fatta al Parlamento. Per il forlivese era sufficiente che il ministero chiedesse e ottenesse dalla Camera un voto che regolarizzasse, in maniera postuma, tutti gli atti del governo in Sicilia e in Lunigiana, non sottoposti al vaglio del Parlamento nei mesi precedenti. In pratica, seguendo il ragio­namento dell'ex congiurato di Villa Ruffi, la funzione della Camera si sarebbe dovuta ridurre a quella di un notaio che registrasse semplicemente le decisioni del ministero, senza potere d'intervento. Ben diversa, come si è visto, la posizione di Ferrari, molto critica soprattutto per l'accusa mossa a Crispi di aver abbattuto l'autorità del Parlamento.
Dall'aprile 1894 Ferrari mantiene, nei confronti della politica del go­verno, una linea di condotta aliena da intransigentismi sterili ma non assi­milabile ad una forma di ministerialismo. La sua prudenza non autorizza a
5) Cavallotti chiedeva che la discussione dei provvedimenti finanziari avvenisse imme­diatamente dopo l'approvazione del bilancio degli interni, ossia verso l'inizio di maggio. La discussione era fissata per il 20 maggio Crispi aveva accettato un anticipo per il 15, troppo tardi per Cavallotti, ma anche per GiolittL Ivi, pp. 8012-8014.
52) R. COLAPIETRA, Tra Crispi e Gioititi cit, p. 307. Secondo Colapietra questo distacco tra i due deputati romagnoli sottolinea in termini clamorosi, la dissoluzione della più tipica creatura giolittiana, il radicalismo legalitario. L'ipotesi di un distacco di Ferrari da Fortis cosi tardivo contraddice anche il precedente studio dello stesso Colapietra, Il ritorno di Crispi. La questione morale. I. in Rassegna di Politica e di Stona, a. Vili (1962), n. 95, p. 26, in cui è detto che dopo il 3 marzo 1894 l'estrema sinistra ha riguadagnato molti suoi membri, compreso Luigi Ferrari, ma, a quanto sembra, non Fortis, ritenuto, non a torto, sostenitore di Crispi.
53 Ap Camera, XVIII Legislatura, I Sessione, Discussioni, Tornata del 3 marzo 1894 pp. 6898-6901.