Rassegna storica del Risorgimento

GUALTERIO FILIPPO ANTONIO
anno <1921>   pagina <482>
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Piero Barbèra
guente trattato rimasto poi nella storia col titolo di Convenzione di Settembre: 1. L'Italia s'impegna di non attaccare il territorio attuale del S. Padre e di impedii? anche con la forza ogni at­tacco che venisse dall'esterno contro d'etto territorio; 2. La Fran­cia ritirerà le sue truppe gradatamente a misura che l'esercito del S. Padre sarà organizzato. L'evacuazione dovrà ad ogni modo compiersi entro due anni; 3. il Govèrno italiano non reclamerà * contro l'organizzazione di un esercito pontifìcio, anche se com­posto di cattolici volontàri stranieri, sufficiente per mantenere l'autorità del S. Padre e la tranquillità tanto all'interno quanto sulla frontiera dello Stato, purché questa forza non possa dege­nerare in un mezzo di offesa contro il Governo italiano .
E dopo un accenno a trattative per regolare gli oneri re­lativi al debito che gravava su antichi Stati delia Chiesa, in un accordo segreto si stabiliva il valore esecutivo della convenzione al tempo in cui S. M. il Ee d'Italia avrà decretato il trasfe­rimento della capitale nei luogo che sarà ulteriormente destinato dalla prefata !fc M. Questo trasferimento dovrà farsi nel termine di 6 mesi a datare dalla convenzione suddetta . La notizia di questi accordi provocò a Torino violente dimostrazioni il 21 e ik 22 Settembre che indussero il Ee ad affrettare il ritiro del Mi­nistero che, già scosso specialmente dagli imbarazzi finanziari, anche a cose ordinarie non avrebbe- potuto reggersi a lungo. D 28 Settembre tornò nuovamente al potere il La Marmerà con un Ministero retto, soprattutto da insigni patriotti piemontesi, quali Quintino Sella e Giovanni Lanza, che ebbero, rspettiva-mente, i portafogli delle finanze e dell'interno.
La presenza di questi ed il timore di una nuova crisi agevolò 1* approvazione della convenzione sostenuta pure da un forte nucleo della sinistra, il quale, per motivi già detti, la conside­rava come parte essenziale del suo programma .
Oòn là Convenzione di Settembre gli ultramontani, i grandi nemici d'Italia credevano di essersi assiemati per un lungo pe­riodo di tempo, almeno per tutta la vita di Vittorio Emanuele H, il Ee- Galantuomo, d'altra parte gli uomini che avevano fatto il Eegno a1 Italia dicevano che, con quella convenzione, l'Italia non revocava il solenne voto del Pai-lamento su Soma, che la que­stione romana era ancora da risolversi e che intanto il trasfe­rimento della capitale da Torino a Firenze era un lungo passo sulla strada di Boma: Firenze non era che una tappa.