Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Secoli XIX-XX
anno
<
1998
>
pagina
<
440
>
440 Angelo Ara
volta con Giuseppe II. H biennio della rivoluzione è caratterizzato da fermenti italiani nell'Istria veneta e anche a Trieste, ma soprattutto da una ferma difesa degli interessi economici di Trieste da parte di un ceto mercantile e cosmopolita, destinato anch'esso ad identificarsi successivamente con la parte italiana della città. Nel decennio del neoassolutismo la città si trova da un lato legata più strettamente sul piano economico, anche attraverso la ferrovia che la unisce a Vienna, con il cuore della monarchia, dall'altro paradossalmente proprio in una fase di spinto centralismo vede rafforzata la propria autonomia e viene riconosciuta come città immediata dell'impero.
Nonostante queste profonde differenze strutturali e nazionali, il 1866 per tornare alle cesure della storia politica avvicina in una certa maniera la situazione politico-nazionale delle due province italiane, proprio mentre diventa più forte, con l'uscita del Veneto dalla monarchia asburgica e il venir meno della continuità territoriale, il solco geografico che le divide. Trento e Trieste, i due nomi-simbolo con i quali vengono indicati nel regno d'Italia i territori abitati da coloro che a partire dalla seconda metà degli anni c70 vengono chiamati gli italiani irredenti, diventano un aspetto non trascurabile, almeno su un piano emotivo, della politica estera italiana. Anche se i governi che si succedono al potere a Roma non nutrono rivendicazioni territoriali nei confronti dell'Austria, tanto che con la duplice monarchia e con l'impero germanico viene anzi concluso un trattato di alleanza che sembra simboleggiare questa disponibilità italiana a chiudere definitivamente il capitolo dei contrasti con l'Austria-Ungheria; lo stato italiano non può rinnegare apertamente l'eredità risorgimentale e il principio nazionale sul quale si è costituito. Se l'irredentismo non è un momento centrale della politica estera del regno, ne rappresenta però un problema costante, destinato periodicamente a riaffiorare nei momenti di tensione internazionale o di crisi nei rapporti italo-austriaci.11) La questione degli italiani d'Austria si inserisce quindi nella politica estera italiana, ma soprattutto la popolazione italiana dell'impero asburgico non può sottrarsi alla suggestione e al richiamo dello stato nazionale unitario che si è costituito. Sarebbe eccessivo affermare che il sorgere del regno d'Italia determini tra gli austro-italiani un diffuso sentimento separatistico mirante al distacco dallo stato asburgico, ma esso indubbiamente influisce sullo sviluppo di una più matura e consapevole coscienza culturale e nazionale italiana tra popolazioni in cui ragioni di marginalità storica e di perifericità geografica avevano reso
n) AUGUSTO SANDONÀ, L'irredentismo nelle lotte polìtiche e nelle contese diplomatiche italo-austriache, 3 voli, Bologna, 1932-1938; SERGIO ROMANO, L'irredentismo nella politica estera italiana, in Regioni di frontiera nell'epoca dei nazionalismi. Alsazia e Lorena/Trento e Trieste 1870-1914, a cura di ANGELO ARA e EBERHARD KOLB, Bologna, 1995, pp. 13-25.