Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Secoli XIX-XX
anno <1998>   pagina <442>
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Angelo Ara
sicurezza della monarchia, se costituita in provincia separata; a Vienna si ritiene anche, in conseguenza dell'inevitabile incrociarsi di tutte le rivendica­zioni delle diverse nazionalità e nell'assenza di un organico e complessivo disegno riformatore, che l'autonomia trentina avrebbe costituito un prece­dente tale da mettere in movimento una catena di rivendicazioni analoghe. Ma l'indivisibilità del Tirolo non è solo un imperativo politico per il gover­no centrale; anche le forze politiche e l'opinione pubblica tedesca della provincia la considerano come un valore assoluto ed irrinunciabile. La battaglia autonomistica italiana che si fonda non soltanto su molivi politico-nazionali, ma anche sull'affermazione che la dieta a maggioranza tedesca trascura gli interessi economici della popolazione italiana si sviluppa così inutilmente lungo un cinquantennio con strategie diverse, che vanno dall'astensionismo elettorale e dalla non partecipazione ai lavori della dieta al tentativo di agire sul Reìchsrat perché esercitasse pressioni sulla dieta tirolese e a fasi di dialogo con le forze politiche tirolesi di lingua tedesca. I passi realizzati sulla strada dell'autonomia sono soltanto parziali e sempre limitati alla pura sfera amministrativa. Nel 1868 viene costituita a Trento una sezione di luogotenenza, che sarà però abolita nel 1896; nel 1882 è diviso in due sezioni il Landeskulturrat, il consiglio agrario provinciale; un'intesa con i liberali tedeschi conduce infine nel 1889 all'ingresso di due membri italiani nella giunta provinciale. La fase di maggiore avvicinamento tra le posizioni italiane e tedesche si verifica a due riprese, all'inizio degli anni *90 e poi circa dieci anni più tardi, quando gli italiani sembrano dispo­sti a rinunciare al programma massimo di autonomia politica e ripiegano su una linea più moderata di autonomia amministrativa. Alla rottura della prima fase di trattative segue un lungo periodo di astensionismo dietale da parte italiana; la ripresa del dialogo è stimolata dai deputati dietali tedeschi Theodor Kathrein e Cari von Grabmayr, che pensano a una saldatura tra gli interessi dei gruppi conservatori dei due schieramenti nazionali. Ma la proposta di compromesso, fondata sull'introduzione di due rappresentanze separate, a Innsbruck e a Trento, accanto alla dieta che avrebbe continuato ad occuparsi dei soli affari provinciali comuni, sulla divisione della curia del grande possesso fondiario e sull'attribuzione al Trentino del distretto ladino di Ampezzo naufraga di fronte all'opposizione del governo viennese, dello Statthalter (governatore) Franz Merveldt e delle correnti tedesco-nazionali tirolesi. I contatti riprendono, per iniziativa ancora di Grabmayr e sotto il patronato del nuovo Statthalter, Erwin von Schwartzenau, che ha sostituito Merveldt ed è fautore di una linea più morbida rispetto al suo predecessore. Tra i partiti italiani il fallimento dei diversi tentativi di date vita ad un'autonomia trentina ha però ormai rafforzato la coscienza nazionale, mentre tra i tirolesi i deputati liberali delle città vengono rimpiazzati da tedesco-nazionali di orientamento più radicale. Un ultimo passo compiuto