Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Secoli XIX-XX
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1998
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445
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Gli italiani nella Monarchia asburgica 445
tradizione plurinazionale della quale la coscienza pubblica è più consapevole, il contrasto nazionale è meno acuto, anche se non mancano tensioni, che coinvolgono soprattutto la città capoluogo.
Nel Litorale il contrasto italo-slavo è esasperato e avvelenato dal sovrapporsi di altre forme conflittuali: la Venezia Giulia è caratterizzata da una contrapposizione tra le città, a prevalenza italiana, e la campagna, prevalentemente slava. A differenza di altre zone della monarchia il dualismo città-campagna si perpetua nel tempo: il problema non viene risolto cioè con la conquista della città da parte della campagna demograficamente più forte; non si verifica quel processo di assimilazione delle isole al mare di cui parla Oskar Jàszi. Questo dualismo genera anche un vivace contrasto sull'identità complessiva della regione: sloveni e croati affermano che le città appartengono alla campagna, perché le prime presentano una fisionomia alterata e modificata dallo sviluppo storico, mentre la seconda rispecchia la natura originaria di un territorio, che essa ha potuto mantenere nei secoli intatta e incontaminata. Sulla base di questa concezione sloveni e croati rivendicano anche territori a grande maggioranza italiana, così come gli italiani successivamente reclameranno territori esclusivamente sloveni e croati. Il dualismo città-campagna e la appena scalfita ma sempre salda egemonia economica dell'elemento italiano determinano inoltre l'innestarsi sul conflitto nazionale di un contrasto sociale, che dà alla lotta nazionale una duplice e aspra valenza, che la rende insolubile e ne impedisce la composizione. In questo quadro Trieste diventa, se non il luogo esclusivo, il momento centrale di una difesa contro l'ascesa degli slavi meridionali, difesa che per la maggioranza della popolazione italiana del porto adriatico è il tema dominante della vita politico-morale della città. Si diffondono nel gruppo italiano una psicosi di isolamento, di impotenza e di assedio e la sensazione di trovarsi disarmati di fronte a un fenomeno che la parte italiana percepisce come un pericolo per la fisionomia nazionale, politica e sociale che Trieste era andata acquistando nel corso della sua storia secolare. Come ha scritto uno storico di origine istriana, Ernesto Sestan, negli anni precedenti l'altra guerra mondiale, nella borghesia italiana della Venezia Giulia (si diffonde) una crescente inquietudine, una irritabilità e una ipertensione quasi patologica del sentimento nazionale.18) L'espansione demografica della popolazione slovena di Trieste viene ricondotta negli ambienti italiani a un fenomeno artificiale, incentivato dal governo, che vorrebbe in tal modo contrapporre un sentimento lealistico e filo-asburgico alla coscienza italiana, e che per questo facilita l'afflusso di sloveni e anche di croati verso Trieste, privilegiandoli nelle assunzioni soprattutto nel settore
V) E. SESTAN, Venera Giulia cit, p.102.