Rassegna storica del Risorgimento
Italia meridionale. Storia economica. Secolo XIX
anno
<
1998
>
pagina
<
463
>
Fornitori dell'esercito borbonico
463
Baldassarre Barra
28/4/1848-31/12/1848
Vino al barile: d 2.10 Spirito di vino:d.22 cant. Prosciutto al carnaio: d 24.22.22 cent Gallina per ognuna: g.32 Aceto al barile: d. 2 Tonnina al carnaio: d. 24 Sale al carnaio: d. 8 Legna al cantato: d. 45 Formaggio di Sicilia al carnaio: d. 26 Sacchi per pasta e legumi: g. 31.50 i pìccoli g. 41 i grandi
900 razioni di viveri da tenersi in riserva nel forte a mare di Brindisi
mancante
I contratti fino al 1830 furono appannaggio quasi esclusivo di imprenditori stranieri, perlopiù francesi, venuti nel Regno al seguito dell'esercito napoleonico, la cui presenza tu vista da alcuni come un elemento fortemente positivo per l'intera economia meridionale. Infatti i contatti esteri che tali personaggi riuscirono a conquistarsi, nonché il loro essere o farsi rappresentanti di manifatture specializzate, consentirono, dopo il 1815, la penetrazione nel Regno di un'economia più avanzata. La loro fortuna era dovuta in parte ai privilegi di cui avevano goduto nel periodo tra la prima e la seconda occupazione militare del Regno da parte dei napoleonica, ed in parte alle difficoltà finanziarie in cui venne a trovarsi il governo negli anni immediatamente successivi alla seconda restaurazione borbonica, che richiesero l'intervento ed il sostegno della grande finanza internazionale.
Un caso esemplare è quello di Augusto Guitard, banchiere, titolare nel 1817 di un contratto per la fornitura di viveri alle truppe di terra di stanza nelle province di Capitanata, Terra d'Otranto, Abruzzo e Calabria, al tempo stesso impegnato, direttamente o indirettamente, in diverse convenzioni governative finalizzate al pagamento delle spese straordinarie sostenute nel quinquennio 1815-1820 e cioè i 25.000.000 di franchi all'Austria.22)
A partire dal 1830 e fino al 1856 l'appalto per la fornitura delle sussistenze venne finanziato e gestito dai succitati Paolo Montuori e Raffaele Falanga tramite il loro agente Mariano Arena, mercante e proprietario terriero di Napoli, per il quale essi svolsero, nell'intero periodo, il ruolo di
2?) N. OSTUNI, op. ci/., p. 97.