Rassegna storica del Risorgimento

Italia meridionale. Storia economica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <466>
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466 Loredana Esposito
in una miriade di associazioni e di operazioni commerciali che si creavano esclusivamente per imprese specifiche e venivano immediatamente sciolte una volta conclusa l'operazione senza creare stabili rapporti di collaborazio­ne tra gli imprenditori che vi si trovavano coinvolti, e per questo forse molto più simile al mercante e appaltatore àeW? ancien regime che non al dinamico imprenditore dell'Europa in via di industrializzazione. Per nulla interessati al libero scambio essi appoggiavano la politica protezionistica dei Borboni; dotati di grossi capitali, finanziavano i progetti del governo, pre­stavano, lucravano, ma non investivano, avendo quale unico obiettivo non già la creazione d'impresa, ma l'acquisto della terra.
L'11 marzo 1848, ad esempio, Baldassarre Barra si aggiudicò un ap­palto per la somministrazione di 9.000 razioni di viveri da tenere in riserva nel forte a mare di Brindisi e da consegnare a proprie spese, parte in Poz­zuoli e parte in Castellammare; tuttavia, nel 1828 questi compariva anche tra i fornitori di diversi generi di vestiario alla brigata degli Artefici Pompieri. Nel 1835 Francesco Maria Fazio compariva accanto a Raffaele Lanzetta come fornitore di legname di quercia all'Arsenale di Napoli; nel 1848 otte­neva l'appalto relativo alla fornitura di provvigioni all'esercito impegnato a soffocare la rivoluzione in Sicilia, ed in questo caso la cauzione fu versata da un certo Raffaele Barbuto De Simone, ricco latifondista; nel 1849 egli aveva anche un contratto per la fornitura di vestiario e attrezzature alle prigioni siciliane e sembra che in questo affare agisse per conto dell'industriale tessile Raffaele Sava, dal momento che fu il fratello di Sava a fornire la cauzione.
H 12 febbraio 1830 Paolo Montuori ricevette un pagamento di 30 du­cati come ultima rata su una quota di 727 ducati per un'operazione con­dotta in società con Alessandro Sepolino, Giovanni Bloch, Carlo Bint ed il banchiere svizzero Achille Meuricoffe; il 10 aprile di quello stesso anno versò 2.580 ducati in favore di Angelo de Rosa come anticipo degli utili che provenivano da un affare cui avevano partecipato, oltre ai suddetti, anche Raffaele Sava e Raffaele Falanga, e che consisteva nel fornire alla marina reale una partita di abeti del Baltico, acquistata da un quinto commerciante, Lorenzo Zino. La loro società d'azione fu sciolta al completamento dell'operazione.
Nei primi mesi del 1841 Raffaele Falanga era impegnato in almeno sei diverse società che includevano parecchi altri commercianti quali Andrea de Martino e Francesco Stella, Antonio Montuori e Giuseppe Natale, Paolo Montuori e Mariano Arena, Paolo Samengo, Giuseppe Natale e Francesco Maria Fazio, Antonio Montuori e Rosario Persico. Prima ancora, nel 1818, i fratelli Raffaele e Domenico Montuori fondarono in società con Luigi Giusso, il mercante Buonocore ed il banchiere Giacomo Forquet, su inizia­tiva di quest'ultimo, la Società napoletana di assicurazioni marittime, dal momento che essi stessi erano tra i maggiori proprietari di navi del regno.