Rassegna storica del Risorgimento

Italia meridionale. Storia economica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <478>
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478 Loredana Esposito
La seconda ipotesi è che così facendo il governo riusciva ad assicurare un costante rifornimento agli stabilimenti preposti all'uopo, con scadenze settimanali o quindicinali, senza dover attendere i tempi burocratici neces­sari all'espletamento degli ordini. Poiché inoltre i fornitori, ed è questa la terza ipotesi, erano semplici mercanti o negozianti locali, è probabile che non avessero i mezzi finanzi ari per garantire forniture su scala nazionale e per un periodo di tempo sufficientemente lungo.
Pochi nello stesso periodo gli appaltatori dei diversi generi di caser­maggio, giacché essi venivano forniti per la maggior parte direttamente dal-Famrninistrazione militare, mentre all'appaltatore ne era affidata la gestione, ossia custodia e manutenzione, oltre alla distribuzione quando richiesta.
E possibile a questo punto tracciare una linea di demarcazione tra le varie categorie di fornitori dell'esercito nell'Ottocento borbonico; da un lato veri e propri imprenditori, quali erano i fornitori di vìveri e vestiario, a un tempo appaltatori e finanzieri dotati di grossi capitali in cerca di investi­mento e consapevoli dell'importanza del settore militare come fonte di notevoli guadagni; dall'altro semplici negozianti locali, che, nonostante la minore disponibilità finanziaria, erano ugualmente in corsa per l'aggiudi­cazione degli appalti di fornitura, che garantivano loro quanto meno un introito sicuro e costante.
Imprenditori in questo settore potevano dirsi soltanto i proprietari delle diverse fabbriche atte alla costruzione delle armi dislocate in vari punti del Regno, almeno fino al Decennio francese, allorquando, al fine di soppe­rire nel più breve tempo possibile e con la minore spesa alla soddisfazione delle esigenze belliche, si provvide alla militarizzazione delle stesse, pas­sando così dalla privatizzazione alla gestione diretta da parte dello stato.
Per due settori specifici, viveri e artiglieria, si può evidenziare il carat­tere sostanzialmente monopolistico del sistema favorito tra l'altro dal disin­teresse o dall'incapacità dello stato ad intervenire normativamente ai fini di una sua più articolata regolamentazione; si prospettano figure e famiglie imprenditoriali che operavano nel mondo economico napoletano e regni­colo nella prima metà del XIX secolo, penalizzato rispetto allo sviluppo delle cosiddette aree trainanti, Germania, Olanda, Inghilterra, Francia e, su scala nazionale, Italia Settentrionale, ma ad esse anche funzionale. A questo equilibrio rispondevano le dinamiche di mercato proprie del Mezzogiorno e cioè: instabilità dei prezzi, incertezza, costi di transazione e mancanza di fiducia.
L'instabilità dei prezzi era il risultato della scarsa prevedibilità della domanda a sua volta causata dall'incertezza, ossia dall'impossibilità dei soggetti impegnati in transazioni economiche di formulare previsioni proba­bilistiche fondate circa l'andamento del mercato.