Rassegna storica del Risorgimento

Italia meridionale. Storia economica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <479>
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Fornitori dell'esercito borbonico
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L'incertezza scaturiva però anche dalla riluttanza da parte delle mag­giori case commerciali ad assorbire nelle proprie aziende i numerosi inter­mediari che popolavano i mercati meridionali, i quali, pur dipendendo da esse, operavano di fatto per proprio conto. Una tale misura avrebbe invece comportato un forte risparmio sui costi di transazione, inevitabile conse­guenza di questa frammentazione degli operatori sul mercato, laddove per costi di transazione si intende tutti quel costi, diretti e indiretti, richiesti nella realizzazione di uno scambio di prestazióni di qualunque natura.31)
La forte asimmetria delle informazioni tra venditore ed acquirente, a vantaggio del primo, incideva poi non poco sul fattore fiducia, indispensa­bile nello sviluppo di attitudini imprenditoriali; a tale riguardo Richard Tilly, studiando il caso tedesco e inglese, ha sottolineato l'importanza fondamen­tale dell'intervento statale nelTemanare norme legislative che assicurassero in maniera coercitiva il mantenimento della fiducia, e quanto incise in tal senso, in alcune zone dell'Italia Settentrionale, anche l'esistenza di forme di autorganizzazione della società.32)
Nel Mezzogiorno incidono la mancanza di fiducia nelle transazioni economiche e l'assenza di un valido sistema di amministrazione della giusti­zia, per altri versi connessi al sorgere di fenomeni mafiosi e camorristici.33)
Determinante fu anche l'assenza nelle regioni meridionali di compor­tamenti imprenditoriali innovativi, nel senso schumpeteriano del termine; dai censimenti effettuati nel periodo 1815-1860 e da altre fonti, quali gli atti delle Società economiche, risulta infatti che la maggior parte delle attività manifatturiere locali era ancora a carattere artigianale e che esiguo era, al contrario, il numero degli imprenditori impegnati in attività industriali, che tra l'altro dipendevano quasi esclusivamente, come già sottolineato, dagli aiuti governativi Sembra inoltre che questi soggetti non si facessero promotori di nuovi sistemi di produzione e di organizzazione interna delle aziende, senza considerare poi il debole rapporto relazionale che essi instau­ravano con gli altri gruppi imprenditoriali locali; il che lascerebbe supporre
31) A.M. BANTI, Gli imprenditori meridionali razionalità e contesto - le frontiere del sociale, in Meridiana n 6, 1989, p. 71 e segg. Cfr., tra l'altro, G. GALASSO, L'altra Europa - Per un 'antropologa storica del Regno d'Italia, Milano, 1982.
32) R. TlLLY, Comportamento ed etica imprenditoriale. Indiai di una cultura borghese nella Ger­mania del XDC secolo, a cura di J. Kocka, Borghesie europee dell'Ottocento, Venezia, 1989, pp. 328-329.
35) In marcati dove vige la sfiducia, il camorrista o il mafioso può fungere da garante sostitutivo dell'automa pubblica, vendendo il bene collettivo fiducia al posto dello stato; tuttavia egli ha tutto l'interesse ad essere selettivo nei suoi interventi e ad assicurarsi che lo stato di incertezza sul mercato continui ad esistere, poiché la fiducia è esattamente ciò che giustifica À suo intervento: D. GAMBETTA, Mafia: i costi delta sfiducia, in Polis, 1987, n. 2, p. 298.