Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <485>
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La legge per Roma del 1881 485
Naturalmente la proposta d'esenzione fiscale era stata richiesta dal mu­nicipio romano e particolarmente sostenuta dal sindaco fin dal 1878. Ora, tuttavia, il provvedimento incentivante lo sviluppo edilizio, caro a tutti gli ambienti liberali romani, veniva ad essere sottoposto a due condizioni che ne mutavano assai il significato, anche dal punto di vista politico: l' esen­zione temporanea delle imposte dirette e dalle relative sovraimposte per una durata non maggiore di venti e non minore di dieci anni, entro il limite massimo del 1910, sarebbe stata accordata solamente ai nuovi fabbricati (non dunque a quelli numerosi in corso d'opera, né alle opere di riadatta­mento o di soprelevazione) costruiti entro il perimetro stabilito dal piano regolatore edilizio e d'ampliamento della città di Roma, di cui nella conven­zione predetta limitatamente alle aree nel piano medesimo indicate. Inoltre, solo un decreto reale, da emanarsi nel biennio successivo, avrebbe determi­nato la durata della esenzione applicabile alle diverse aree fabbricabili, comprese nei singoli perimetri* che saranno dal decreto stesso graficamente designati (6).
Si trattava di una ripresa di discrezionalità da parte del governo che suscitava apprensione nelle società che, in accordo col municipio, avevano già edificato in Roma e nei proprietari di terreni edificabili che, legati a rappresentanze politiche non incluse nel governo Cairoli-Depretis, temevano per i propri interessi Infatti, mentre l'incidenza dell'intervento del governo sulle scelte economiche del municipio capitolino, politicamente sempre più docile, sembrava ridimensionata dalla natura del concorso, essa appariva più determinante per lo sviluppo dell'edilizia privata e del mercato degli affitti.
Le preoccupazioni di alcuni ambienti moderati e della sinistra romana iniziarono a manifestarsi all'interno dei lavori dei nove uffici della Camera in vista della designazione dei componenti la Commissione parlamentare.7)
Nell'ufficio I il Ruspoli, che come sindaco di Roma aveva condotto le trattative con Cairoli e Depretis, appariva il candidato naturale alla nomina di commissario, per esser stato tra i promotori della convenzione e per l'essersi avvicinato all'area governativa durante la sua uscita dal consiglio comunale;8) tutto ciò favorì un dibattito disteso, nel quale Finzi entrò nel
*> hi, p. 10.
7 Per un primo orientamento circa la fisionomia politica e le attitudini dei deputati di seguito nominati rimandiamo a TELESFORO SARTI, TI Parlamento Subalpino e nazionale, Profili e unni biografici di tutti i deputati e senatori ekili e ertati dal 1848 al 1890, Terni, Tipografia editrice dell'Industria, 1890; ed ALBERTO MALATESTA, Ministri, deputati, senatori dal 1848 al 1922, voli. 3, Milano, EBBI, 1940.
Il Jluspoli, del resto, in precedenza deputato per i collegi di Fabriano e di Foligno, aveva ottenuto nella XIV legislatura di essere eletto a Piacenza, dove venne confermato nelle seguenti due elezioni; a partite dal 1882 avrebbe votato per lo più con la maggio­ranza trasformista. Cfir. T. SARTI, Il Parlamento Subalpino cit, p. 834.