Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <487>
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La legge per Roma del 1881 487
Giacomo Del Giudice volle marcare, invece, il suo rifiuto per l'art 4 e la necessità di sostituire al palazzo di Giustizia la sistemazione del palazzo del Parlamento. Al commissario eletto, il Lorenzini, l'ufficio affidava, infine, l'incarico di manifestare l'approvazione dell'ufficio e l'esigenza di una tra­sformazione della legge nel senso di procurare più grandi e meno ineguali vantaggi alla Capitale d'Italia.12)
Per considerazioni d'ordine superiore appariva favorevole al progetto anche il deputato Comin, che, nell'ufficio HI, chiedeva un maggior impegno del comune, mentre Bartolomeo Borelli si manifestava del tutto contrario per principio alla proposta del concorso.13) Più articolato fu il giudizio delFArbib, direttore del foglio moderato romano ha Libertà, che ripercor­reva i progetti di Roma dal *70 in poi: pur non essendo pienamente soddisfatto, egli riteneva utile tener conto delle grandi difficoltà superate per giungere al risultato che stava sotto l'occhio di tutti. Tuttavia, dopo l'intervento del deputato della destra novarese Giuseppe Serazzi, che denun­ciava le norme relative agli sgravi fiscali in quanto ingiuste verso i prece­denti fabbricanti e dilapidatone dei proventi all'erario, l'Arbib finiva col convenire nel non doversi esimere dalle tasse i nuovi costruttori. Com­missario fu nominato, comunque, il Mazza, favorevole di massima al pro­getto, con mandato di fiducia.
Negli altri uffici la discussione si concentrò, in misura maggiore, sull'art 4 del progetto ministeriale, come nell'ufficio IX, in cui la posizione di Castellano, volta a modificare la legge nel punto della esenzione delle tasse sui fabbricati, fu combattuta da Cocco Ortu e Del Zio, poi eletto commissario.14) Diversamente andò, invece, nell'ufficio VI, dove commissa­rio venne eletto il Nicotera, che aveva espresso seri dubbi circa i dati tecnici della convenzione ed aveva riassunto i difetti della legge nella confusione de' rapporti scambievoli fra Stato e Comune. Egli perciò proponeva accettarsi il concetto che il governo sussidi la Capitale del Regno e racco­mandarsi al Commissario che si cerchi semplificare tutto e precisare diritti e doveri- A lui si associarono anche Mordini e Balestra, consigliere capitolino moderato e neodeputato di Anagni, osservando che malamente si parla di concorso, che le opere nella maggior parte sono governative e [che] il comune farebbe in traprenditore e nulla più; ma, soprattutto, Balestra volle raccomandare la soppressione dell'art 4.15)
* Resoconti Ufficio IV, in ASCD, Disegni di hggtt Legigl. XTV, sessione unica 1880-1881, nn. 123-127, voi. 317.
19 Questi non credeva utile per l'Italia fare una grande città a scapito delle esistenti. Ivi, Resoconti Ufficio III.
M) Resoconti Ufficio EX, ivi.
'9 Resoconti Ufficio VI, ivi.