Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <1998>   pagina <499>
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La legge per Roma del 1881 499
Ogni saggio governo non doveva, dunque, alimentare sospetti, mercé la preventiva pubblicità dei suoi propositi, cosa che avrebbe do­vuto fare anche l'allora gabinetto Cairoli-Depretis in riferimento alle aree interessate dall'articolo 4; ora, invece, il rallentamento delle costruzioni edilizie, in attesa di conoscere le zone favorite, veniva di danno gravissimo a quelle Società, che, non potendo sospettare tanta parzialità di trattamento, assunsero degli obblighi verso il Municipio, e immobilizzarono cospicui capitali in terreni improduttivi. In conclusione, dunque, anche la Banca Tiberina chiedeva l'estensione delle esenzioni a tutti i fabbricati eretti da quando Roma era diventata capitale, nonché ai terreni ancora in via di fabbricazione tanto a Castro Pretorio quanto ai Prati di Castello.52) In entrambe le iniziative dei gruppi finanziari erano evidenti le pressioni di chi, pur interessato alla realizzazione del concorso, intendeva entrare nell'opera­zione avviata in condizioni almeno paritarie con le forze che, maggioritarie al governo ed al municipio, avrebbero gestito la convenzione.
Si era creata così una situazione assai complessa. La rappresentanza naturale degli interessi faceva sì che gli ambienti economici moderati, schierati in difesa delle opere già avviate, facessero riferimento a Sella, mentre quelli avanzati, ad eccezione del gruppo nicoterino, confidassero nel governo di Sinistra Cairoli-Depretis per radicarsi nelle nuove zone d'espansione. Tale dinamica era, comunque, complicata dalla mediazione che operava il municipio, potere anirninistrativo decisivo che aveva propri equilibri interni e peculiari interessi economici.
La situazione era, poi, resa ancor più intricata dal contingente gioco politico nazionale che premeva sulla regolazione locale e, a sua volta, da essa veniva esaltato*, rivelatore di tale situazione fu un episodio che si svolse nella seduta del consiglio municipale di Roma del 4 febbraio 1881. Dive­nuto di comune dominio il testo della proposta della commissione parla­mentare, il Balestra, consigliere comunale oltre che deputato moderato, chiese di mettere in discussione una interpellanza firmata da 18 consiglieri capitolini:53) in essa si chiedeva quale sarebbe stato il parere della giunta capitolina qualora fosse stata interpellata sul disegno della commissione parlamentare.
*Q Ibidem.
S9 Tra i vari firmatari figuravano i moderati Pipcrno, Finali, Mamiani e Cavi, i pro­gressisti Venturi, Ferrari e Fraschetta, i cattolici unionisti Borghese, Valenziaai e Malatesta; cc Raccolta degli atti cit,, p. 349.
54) Il secondo comma dell'art. 4 del controprogetto recitava: Il concorso è subordi­nato alla accettazione, per parte del comune, delle condizioni di cui agli articoli seguenti. H p. 345.