Rassegna storica del Risorgimento
MENOTTI CIRO ; MOTI 1831
anno
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1921
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pagina
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514
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014 Guido Bnffirìi
del duca : giudicherete voi stesso se è il caso di fame uso nei riguardi del duca .
Forse la lettera contiene un richiamo ai patti nei riguardi del Menotti, o la minaccia, nel caso di condanna, di fare pubblicazioni dalle quali il 3iisley voltitainenlie si astenne finché era vivo il Menotti, ben sapendo che la più forte speranza in un atto di clemenza del duca era legata alla fiducia di questi clje i suoi maneggi coi liberali non sarebbero stati svelai!
Le recenti restituzioni di documenti dell'Austria all'Archivio di Mantova permetteranno forse fra poco di precisarlo.
Ma a proposito del silenzio del Misley, che il Rosi non si spiega, egli esce in questo commento: (1)
H Misley elle era allora in Francia, e che secondo i libe- rali, conosceva tutti i retroscena e ne era stato magna pars, si limitava il 2 maggio ad invitare V autorità del duca perchè i colpevoli, i quali vedono vicina la pena sentano --Piinmen- sita dì quella clemenza che glie la condona .
< Invoca l'amnistia sovrana per ragioni di umanità e per le convenienze dei tempi, ma nulla dice a vantaggio di Me- notti, forse soltanto perchè non aveva nulla da dire* Né ricorda i vantati accordi presi con Francesco IV, il quale se non altro, per timore della pubblicità facile ad ottenersi in Francia, avreb- be piegato a mitezza .
Ora, incidentalmente, poiché non intendo anticipare nulla della biografia del Misley, mi occorre notare che risulta dalla sua nota lettera del 17 maggio '31 alla Moreali, e da lettere indirizzate alla moglie (che il Misley sapeva intercettate) che egli si ispirò sempre al concetto che conveniva ammonire direttamente ed indirettamente il duca, lasciandogli comprendere che il segreto della sua complicità sarebbe rimasto in un' ombra discreta, a patto della salvezza del Menotti.
Purtroppo non deve essere stata estranea alla condanna del Menotti, (che non pare fosse, per ragioni politiche, nella prima intenzione del duca) la iesi difensiva basata sulla complicità ducale, assunta dall'infelice pati-iota ftn dal suo arresto, tesi nella quale insisteva pubblicamente il Monitore Modenese. (2)
(3) Voi. II, iJttg. 120.
(2) N. 4 del 2 marzo 1831.