Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Polonia. Storia militare. Secoli XIX-XX
anno
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1999
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pagina
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168
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168 Krys!(tof Zaboklicki
il celebre Canto delle Legioni polacche in Italia (La Polonia non è ancor morta...) che sarebbe diventato, molto tempo più tardi, l'inno nazionale polacco; nel canto, chiamato poi Mazurca di Dabrowskì, si parla esplicitamente del generale e dei suoi soldati che dovevano marciare dalla terra italiana in Polonia.
Sempre in luglio, il 2. battaglione della 2.* Legione fu inviato in Piemonte e messo di stanza a Cuneo, per tenere a bada i contadini fautori dell' ancien regime-, lo stesso compito ebbero i polacchi tra agosto e settembre nel modenese. Vista la frequenza con cui i legionari venivano impiegati a tali scopi, non c'è da meravigliarsi che essi tendessero a vedere negli abitanti delle compagne i loro nemici naturali (li chiamavano bauri dal ted. Bauer= contadino) e a commettere talvolta degli abusi nei confronti di essi Ne testimonia un episodio ben documentato che ebbe luogo a conclusione delle manovre svoltesi nei dintorni di Bologna ai primi di settembre, sotto il comando di Dabrowski. I militari polacchi saccheggiarono allora vigneti e orti; i proprietari italiani protestarono presso le autorità civili del Dipartimento del Reno. Pochi giorni più tardi vi fu uno scontro tra legionari e guardie civiche bolognesi, per rutili motivi; un polacco venne gravemente ferito. In una situazione piuttosto tesa, Dabrowski corse ai ripari: risarcì di tasca sua i vignaioli dei danni subiti e decretò severe misure disciplinari contro i subalterni coinvolti nei fatti di cui sopra. Per riappacificarsi con la guardia civica bolognese, i legionari offrirono il 12 settembre una cena patriottica , dopo la quale vi fu una sfilata comune in piazza del Duomo. Senonché nella notte alcuni legionari alticci diedero in escandescenze uno voleva addirittura ammazzare un oste e si ebbe un altro scontro con la guardia civica. A questo punto Dajsrowski perse la pazienza: il principale responsabile dei disordini fu giudicato seduta stante da un tribunale militare polacco appositamente istituito, condannato a morte e fucilato subito. I disordini non si ripeterono più, e i bolognesi perdonarono ai polacchi le loro colpe. In quell'occasione Dabrowski ricordò inoltre a tutti gli ufficiali delle due Legioni l'obbligo di portare le controspalline tricolori lombarde per manifestare la gratitudine alla Nazione che ci diede l'ospitalità e riconobbe i patrioti polacchi .3> Veramente i rapporti con le autorità cisalpine, e in particolare con il ministro della Guerra Ambrogio Birago, non sempre furono esemplari. Dabrowski ebbe a protestare e a lamentarsi più volte perché il governo cisalpino, notoriamente a corto di denaro, non pagava regolarmente il soldo ai legionari Birago, da parte
2) j. PACHONSKI, ojn Mi p. 362 (trad. dal poi.).