Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Polonia. Storia militare. Secoli XIX-XX
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1999
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169
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Legioni polacche in Italia 169
sua, criticava tra l'altro la contabilità del Corpo polacco, benché essa fosse in mano a ufficiali di nazionalità cisalpina. Giova ribadite a questo proposito che gli ufficiali pagatori non erano gli unici italiani a servire nei reparti polacchi: erano italiani quasi tutti i medici chirurgi e i loro assistenti, come pure il personale medico del grande ospedale polacco (300 letti) di Bologna, nell'ex monastero di S. Michele al Borgo. I legionari, non abituati al clima les vapeurs méphitiques e la pluie éternelle della Lombardia secondo il giornale parigino L'ami des lois del dicembre 17973) e al cibo molto diverso da quello polacco, si ammalavano spesso; sappiamo che essi cercavano di evitare soprattutto Mantova, dove la malaria mieteva numerose vittime.
Com'è ben noto, tra settembre e ottobre del 1797 Bonaparte, nella sua lussuosa residenza di Passariano, stava negoziando con i rappresentanti dell'imperatore, preparandosi nel tempo stesso alla eventuale ripresa della guerra. A far parte dell'esercito che sarebbe sceso in campo fu chiamata anche la l.a Legione polacca di quasi tremila uomini, con il generale Dabrowski. Giunta a Mestre il 26 settembre, essa venne incorporata nell'avanguardia dell'esercito francese, comandata dal generale Louis Bara-guay d'Hilliers che accolse molto bene i polacchi, ordinando di fornir loro scarpe, biancheria e fucili più leggeri, provenienti dagli arsenali veneti. H 5 ottobre uno dei battaglioni polacchi fu spedito a Venezia e collaborò alla ingloriosa rimozione dalla facciata della basilica di S. Marco dei famosi cavalli di bronzo che dovevano essere trasportati in Francia. H triste episodio, che suscitò lo sdegno dei veneziani, sarebbe ricordato dal nostro narratore novecentesco Stefan Zeromski nel suo celebre (in Polonia) romanzo Popioiy (trad. ital. Le ceneri, 1930).
Mentre la 1." Legione si trovava ormai vicina alle truppe nemiche, la 2.* ne rimaneva lontanissima, dibattendosi tra mille difficoltà di carattere organizzativo e altro. Era ridotto malissimo il 1. battaglione di stanza a Mantova, decimato dalla malaria. Il 2. battaglione si trovava ancora in Piemonte, a Cuneo, dove non arrivava la paga: i soldati, di cui una buona metà senza divise e biancheria, sembra si nutrissero esclusivamente di fagioli all'olio. H 3. battaglione legato al deposito di Milano, non era ancora al completo, contando in ottobre 5 compagnie anziché 10. Stando cosi le cose, doveva passare ancora un po' di tempo prima che la 2.a Legione fosse pronta ad affrontare gli austriaci.
3) Cfc Storia d'ìtalìa, Torino, Einaudi, 1973, voi. 3, p. 1154 (Franco Venturi).